In un quadro macroeconomico e geopolitico globale che resta estremamente complesso, gli elementi di preoccupazione sono molti, dai conflitti ancora in corso, Ucraina in testa, all’apertura di nuovi fronti di tensione, come il dossier Groenlandia, la situazione in Iran e il braccio di ferro commerciale. In questo quadro, l’Italia attende il giudizio delle agenzie di rating. Il primo, quello di di S&P Global Ratings, arriverà nelle prossime ore. L’agenzia di rating l’Italia vede una crescita dello 0,8% quest’anno e dello 0,9% il prossimo (sono in calendario altre due revisioni il 15 maggio e il 13 novembre). Seguiranno poi Fitch Ratings, il 13 marzo (poi l’11 settembre), Moody’s, il 25 marzo (poi il 25 settembre) e Dbrs, il 17 aprile (poi il 16 ottobre).
Il rating di ottobre
Per l’Italia la situazione non appare critica e, rispetto al passato, l’attesa del “giudizio” delle agenzie sembra più serena, tanto più che l’Italia sta sperimentando una certa stabilità di Governo più volte apprezzata dalle agenzie di rating (l’Esecutivo di Giorgia Meloni è il quinto più duraturo nella storia d’Italia dal 1946). Come detto, però, la crescita lenta e il debito pubblico, che nel 2024 si era attestato al 135,3% del Pil, a fine terzo trimestre 2025 – stando alle più recenti rilevazioni Eurostat – era salito al 137,8%. Proprio sulla traiettoria del debito aveva insistito S&P Global Ratings, quando a ottobre ha confermato il rating “BBB+” del nostro Paese (livello a cui era stato alzato nella precedente revisione della primavera 2025) e ha lasciato l’outlook a “stabile”, mentre qualcuno attendeva un miglioramento a “positivo”. Il Governo «è stato disciplinato sul bilancio, ora però servono più sforzi sul debito», aveva detto l’agenzia, rimandando a un successivo momento un’eventuale promozione. Tutto da capire se il momento giusto sarà oggi.
I precedenti
Il 21 novembre Moody’s ha deciso di alzare il rating del debito pubblico italiano, portandolo a Baa2 (da Baa3) con outlook stabile. Il 19 settembre Fitch ha alzato il rating dell’Italia a “BBB+”, con l’outlook passato a “stabile”. In quella circostanza Fitch basava il cambio di giudizio su una discesa del deficit al 3,1% del Pil quest’anno, in una dinamica «supportata dai miglioramenti strutturali sul lato delle entrate e da un rigoroso controllo della spesa». Nell’ottica espressa dagli analisti dell’agenzia, questa evoluzione è figlia anche di «un contesto politico stabile» e del «continuo slancio riformatore», che insieme alla «riduzione degli squilibri esterni migliorano ulteriormente gli indicatori di credito dell’Italia». L’insieme di questi fattori «mitiga i rischi derivanti dal debito pubblico ancora elevato e dalle crescenti sfide esterne», e permette ai BTp di risalire nella scala della tripla B nonostante il fatto che gli altri Paesi nella stessa area della graduatoria mostrino in media un rapporto fra debito e Pil al 57,3%, cioè molto sotto alla metà dei livelli italiani. Andando ancora indietro, ad aprile S&P Global Ratings aveva previsto il passaggio da «BBB» a «BBB+» con outlook stabile, ed era stata poi portata avanti un mese dopo proprio da Moody’s con il miglioramento (da stabile a positivo) dell’outlook a fianco del giudizio Baa3.









