Ad un anno dalla laurea magistrale per la maggior parte delle aree disciplinari gli uomini hanno tassi di occupazione maggiori, raggiungendo il picco dell’90.4% nelle discipline STEM rispetto al 85% circa delle donne. A distanza di tre anni i dati non migliorano per le lauree magistrali a ciclo unico nelle quali gli uomini raggiungono tassi occupazionali di poco più elevati delle donne nella maggioranza delle aree. Nei percorsi post-laurea il genere femminile primeggia nei diplomi dei master di 1° e 2° livello, raggiungendo il 66,9% e il 60% sul totale dei diplomati. Nel caso dei dottorati, invece, lo scenario è bilanciato; tra chi consegue il dottorato il 49,7% è donna.
La partecipazione alla formazione continua è superiore tra le donne rispetto agli uomini (10,8% contro 10%), così come il fenomeno degli occupati sovra istruiti che possiedono un titolo di studio superiore rispetto a quello chiesto per la professione esercitata (il 29,4% contro il 25,4% degli uomini)
Più assunzioni stabili tra gli uomini, tra le donne più precariato e part time
Tra i lavoratori dipendenti le donne rappresentano il 40,4% tra i tempi indeterminati, mentre nei contratti a termine e stagionali la distribuzione di genere risulta più equilibrata (rappresentano il 47,6% nel primo caso e il 49,7% nel secondo).
Per il tasso di occupazione il divario resta significativo: nel 2024 a livello nazionale tra i 15 e 64 anni a fronte di un tasso di occupazione totale per l’Italia del 62,2%. le donne si fermano al 53,3% contro il 71,1% degli uomini, Il tasso di disoccupazione femminile nel range di età 15-74 anni è del 7,3% contro il 5,9% degli uomini nel 2024, a fronte di un tasso medio totale del 6,5% (sempre dato 2024). Il tasso di inattività tra 15 e 64 anni per le donne è al 42,4% contro il 24,4% degli uomini, a fronte del 33,4% totale.
Anche tra le assunzioni prevale il genere maschile, nonostante la popolazione femminile sia più numerosa: Nei contratti a tempo indeterminato il delta a favore degli uomini è di 26,6%, mentre nei contratti a termine è del 12,8%; il gap di 13,8 punti percentuali tra le due tipologie contrattuali è determinato da una maggiore presenza di donne occupate in attività discontinue. Le assunzioni part‑time del 2024 mostrano una prevalenza femminile in tutte le fasce d’età (57% nel totale), con un divario più marcato nelle età 30‑50 e 51, il part‑time risulta quindi una forma contrattuale utilizzata in misura maggiore dalle donne, soprattutto nelle età centrali della vita lavorativa.










