L’Ops lanciata da Monte dei Paschi di Siena (Mps) su Mediobanca sarebbe stata, secondo la Procura di Milano, un passaggio chiave dentro una strategia più ampia: consentire a Delfin e al gruppo Caltagirone di arrivare «al controllo, nella forma dell’influenza dominante, di Mediobanca» e, tramite la banca d’affari, «al controllo di Generali».
È quanto ha dichiarato il Procuratore della Repubblica di Milano, Marcello Viola, intervenendo in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo.
«Concerto operativo dal 2019»: acquisti, voti e nomine in parallelo
Viola ha ricostruito un presunto concerto tra Delfin e Caltagirone che sarebbe stato operativo «sin dal 2019», attraverso «condotte assolutamente parallele» mantenute nel tempo: dall’acquisizione di azioni – sia di Generali sia di Mediobanca – fino all’esercizio dei voti nelle assemblee e alle «contestuali assunzioni e dismissioni di cariche sociali».
Secondo la Procura, il punto centrale sarebbe anche un tema di trasparenza verso il mercato: l’operazione avrebbe avuto l’effetto di occultare l’esistenza di patti parasociali tra azionisti rilevanti di Mediobanca, con conseguenze potenzialmente rilevanti per gli equilibri di governance.
Tra 2024 e 2025 la «strategia differente»: l’asse con Mps
Sempre in audizione, Viola ha aggiunto che l’«insuccesso del proposito» avrebbe spinto gli indagati – questo è l’assunto della Procura – ad adottare una strategia diversa: puntare al controllo di Mediobanca funzionalmente all’obiettivo su Generali coinvolgendo Mps.










