Da questo punto di vista il mercato italiano è ad ogni modo in linea con le economie europee comparabili (Germania, Francia, Spagna e Regno Unito) dove, escludendo le scaleup nazionali che polarizzano i flussi di investimento, l’ecosistema si attesta organicamente intorno alle decine di milioni di euro di raccolta di capitali.
«L’economia globale dello spazio – afferma Paolo Trucco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Space Economy – sta attraversando una fase di rapida trasformazione e di significativa espansione. L’Europa sembra timidamente intraprendere il percorso di innovazione istituzionale e industriale suggerito nel 2024 dal rapporto Draghi, senza dismettere del tutto alcune sclerosi regionalistiche o tecnocratiche. In questo contesto, l’Italia si trova oggi ad un punto di svolta: con il 2026 terminerà l’impulso del Pnrr che ha sostenuto progetti di sviluppo tecnologico e di rafforzamento della filiera spazio nazionale e siamo chiamati a non disperdere questa eredità. Tutti gli attori della Space Economy nazionale devono riflettere su quanto di buono fatto in questi anni e agire in modo concertato per moltiplicarne il valore trasformativo e di consolidamento della leadership del nostro Paese».
«L’approvazione del Disegno di Legge in materia di economia dello spazio avvenuta nel 2025 va a colmare un vuoto normativo e rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese – dichiara Michèle Lavagna, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Space Economy -. Per realizzare pienamente la visione che ne sta alla base, è essenziale integrare misure che abbraccino l’intera economia dello Spazio, promuovendo non solo la competitività industriale, ma anche l’emergere della domanda attraverso un più ampio sviluppo sociale ed economico grazie all’utilizzo delle risorse dello Spazio, muovendosi di concerto con le azioni in corso sul fronte Europeo. La sfida è sempre più accesa e globale. La capacità di sfruttare l’eredità del passato con una proiezione verso il futuro e di creare un ecosistema competitivo su scala internazionale saranno fondamentali per la crescita e la competitività di lungo periodo della Space Economy italiana».
Il mercato dei servizi di Osservazione della Terra in Italia nel 2025 ha raggiunto i 340 milioni di euro, con una crescita del 17% rispetto al 2024. Dopo la forte accelerazione del 2024 (+28%), la crescita appare inferiore, ma in linea con l’evoluzione del contesto europeo: secondo le ultime stime il mercato europeo ha raggiunto i 2,66 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 17% rispetto all’anno precedente.
L’approvvigionamento di dati di Osservazione della Terra è fortemente dipendente da fonti pubbliche, che rappresentano il 71%. In particolare, le più rilevanti sono le fonti pubbliche europee come Copernicus (50%), seguite dai dati pubblici italiani (30%) e da quelli extraeuropei (20%). Ma ci si apre sempre più verso fonti private (perlopiù startup e PMI), che coprono il 29% dell’approvvigionamento.






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