C’è poi un altro effetto, meno visibile ma altrettanto rilevante: con il rialzo dei prezzi crescono anche le entrate fiscali. Secondo il Codacons, dal momento che Iva e accise incidono per circa il 58% sul prezzo finale di benzina e gasolio, lo Stato starebbe incassando 9,5 milioni di euro in più al giorno rispetto a fine febbraio grazie ai rincari alla pompa. In altre parole, mentre famiglie e imprese pagano il conto dell’instabilità internazionale, le casse pubbliche beneficiano dell’aumento dei listini.
Il tema delle accise mobili è stato richiamato anche dal vicepremier Antonio Tajani, che a margine dell’evento Tg2 50 anni di notizie ha detto che un taglio delle accise ci può essere, usando in compensazione proprio l’extragettito dell’Iva. Tuttavia, un elemento da considerare è che per l’extragettito Iva, se ci sarà, si dovrà attendere la fine del mese.
Probabilmente, è proprio per questo che Urso resta su una linea diversa.
Il precedente del governo Draghi
Il ministro Urso cita il taglio delle accise deciso da Mario Draghi nel 2022 per spiegare la cautela del governo. Secondo il ministro, quella misura costò circa un miliardo al mese e non fermò l’inflazione; inoltre, in base ai rilievi dell’Ufficio di Bilancio della Camera, i benefici sarebbero andati soprattutto ai ceti più abbienti.
Il Codacons contesta questa lettura: sostiene che il taglio della tassazione sui carburanti fece scendere subito l’inflazione dal 6,5% al 6% e generò un risparmio complessivo di circa 4 miliardi per i consumatori.










