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Economia

minaccia a sicurezza energetica più grande della storia

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 31, 20264 min di lettura
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minaccia a sicurezza energetica più grande della storia

Mai come questa volta, i ministri dell’energia ed i banchieri mondiali sono riuniti – a distanza – in un momento storico, planetario, dove l’economia è sul ciglio di un disastro che si cerca di evitare in tutti i modi, e le loro scelte, orientamenti, sono dirimenti nel dettare la direzione di una nave che si agita in acque pericolose: “Siamo pronti a adottare tutte le misure necessarie in stretto coordinamento con i nostri partner, anche per preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico – così il G7 dopo la riunione dei governatori e ministri delle finanze e dell’energia – riconosciamo l’importanza di un’azione internazionale coordinata per mitigare gli effetti negativi e salvaguardare la stabilità macroeconomica”. 

Nella riunione virtuale, convocata per “valutare l’evolvere della situazione in Medio Oriente e le sue implicazioni per i mercati energetici, l’economia globale e la stabilità finanziaria”, le autorità del G7 “salutano con favore” la decisione dei membri dell’Aie (Agenzia Internazionale per l’Energia), l’11 marzo, di autorizzare il rilascio coordinato di riserve petrolifere. Inoltre i ministri delle finanze e dell’energia prendono “in considerazione le opzioni dell’Aie per gestire la domanda, in base alle circostanze dei singoli Paesi, al fine di contribuire a stabilizzare le condizioni di mercato e limitare l’eccessiva volatilità”.

Giancarlo Giorgetti (Ipa)

Restrizioni all’export ingiustificato di idrocarburi
“In questo contesto, invitiamo tutti i Paesi a evitare di imporre restrizioni all’export ingiustificate su idrocarburi e prodotti correlati”, dicono i ministri. 

I banchieri centrali del G7, dal canto loro, si dicono “fortemente impegnati a mantenere la stabilità dei prezzi, e assicurare la continua resilienza del sistema finanziario”. Le banche centrali assicurano che “la politica monetaria resterà dipendente dai dati” e a tal fine “monitorano attentamente le pressioni inflazionistiche derivanti dai prezzi dell’energia e di altre materie prime, le aspettative d’inflazione e l’attività economica”.

Giorgetti invoca una “Risposta rapida”
Dall’Italia, rappresentata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, arriva l’appello a una “rapida, coordinata e proporzionata risposta politica”. Ma almeno i Sette hanno messo nero su bianco un comunicato congiunto: 
non era scontato.

Era l’11 marzo scorso quando il rilascio di 400 milioni di barili di riserve strategiche di petrolio aveva appena temperato i prezzi. Nel frattempo il petrolio brent era risalito ieri ai livelli di partenza oltre 115 dollari al barile, il doppio dei livelli pre-guerra, con il prezzo del gas anch’esso raddoppiato a poco meno di 60 dollari. E ieri nonostante alcuni ministri partecipanti abbiano invocato un ulteriore rilascio di riserve, arrivano solo propositi dalla video-conferenza dei ministri delle finanze e dell’energia di Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito.

C’è l’accordo per un comunicato finale, che secondo fonti finanziarie era stato in forse: non farlo avrebbe segnalato una spaccatura fra gli Usa da una parte, autonomi nell’energia, e i Paesi europei e asiatici largamente dipendenti dall’import.

 

Industrie energivore italiane problema critico
Per l’Italia c’è “un problema critico per le industrie energivore che rappresentano il 20% della manifatturiera”, ha spiegato nella riunione Giorgetti. Il comunicato del G7 a guida francese promette il necessario per “preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico” e “un’azione internazionale coordinata”, ora che – come ha spiegato il ministro giapponese Satsuki Katayama – è certo l’impatto della guerra sull’economia e si teme anche per la stabilità finanziaria globale.

La minaccia alla sicurezza energetica più grande nella storia
Ma tutto dipenderà dagli sviluppi di una guerra all’Iran che, secondo il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol, ha creato “la minaccia alla sicurezza energetica più grande nella storia”.
Ma sulle due sponde dell’Atlantico, oltre che del Pacifico, si hanno occhi diversi sulla crisi. Scott Bessent, il segretario del Tesoro di Trump, assicura che gli Usa “riprenderanno il controllo” dello Stretto di Hormuz. Il presidente uscente della Fed Jay Powell parla di aspettative d’inflazione “ben ancorate” senza nemmeno citare la crisi in Medio Oriente.

In Europa, largamente dipendente dall’import di gas e petrolio, le aspettative d’inflazione invece volano ai massimi da fine 2023: non è un caso che Giorgetti inviti a tenere “ben presenti” gli insegnamenti della crisi precedente, quella dovuta alla guerra di Putin. A differenza degli Usa, è pressante la prospettiva di una stretta monetaria con l’inflazione in Germania decollata dal 2 al 2,8% solo nel mese di marzo. La Bce è sempre più sotto pressione. E per allontanare una stretta monetaria (che potrebbe arrivare già a fine aprile), servirà quello che Giorgetti definisce “un giusto mix”: misure contro il caro-energia “mirate, temporanee e basate su un approccio condiviso”, che non contribuiscano a infiammare l’inflazione.

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