Soprattutto in fasi di difficoltà congiunturali e di incertezze sui mercati dovrebbe essere un imperativo abbattere la burocrazia. Una strada a costo zero per le casse dello Stato ma capace di dare un immediato sostegno alle casse delle imprese. Ne sono convinti alla Coldiretti che nella giornata di apertura del 58mo Vinitaly di Verona (a Veronafiere da oggi fino a mercoledì 15) ha ornato il proprio padiglione in fiera con una grossa bottiglia di vino incatenata.
Un risparmio per le cantine da 1,6 miliardi
«Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle etichette allarmistiche – hanno commentato alla Coldiretti – farebbe recuperare 1,6 miliardi di euro alle cantine italiane, liberando inoltre risorse per continuare a investire sulla qualità, sull’innovazione, sull’enoturismo e sulla promozione nei mercati internazionali».
Una prospettiva che Coldiretti di certo sottolineerà domani al Commissario Ue all’Agricoltura, Cristophe Hansen, in visita al Vinitaly.
Gesmundo: fare sindacato serve a una filiera centrale del made in Italy
«Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle distorsioni che oggi penalizzano il settore – ha commentato il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo – non è uno slogan ma una necessità economica concreta. Parliamo di 1,6 miliardi di euro che possono tornare direttamente nelle tasche delle imprese vitivinicole italiane. Il nostro è un messaggio positivo e responsabile: possiamo semplificare concretamente. Per questo oggi più che mai serve fare sindacato per una filiera centrale del made in Italy».
«Se contiamo – ha aggiunto Gesmundo – il totale delle pagine di regolamenti, leggi e circolari europee che riguardano la produzione di vino esce un risultato di quasi 2000 pagine, circa 1,5 milioni di parole. La Bibbia ha circa 700mila parole. Per fare vino ogni giorno ti devi confrontare con una legislazione lunga 2 bibbie».










