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Home » Che fine ha fatto il bubble tea? Chiuse le catene di negozi, c’è chi punta agli scaffali della Gdo
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Che fine ha fatto il bubble tea? Chiuse le catene di negozi, c’è chi punta agli scaffali della Gdo

Sala StampaDi Sala StampaAprile 30, 20263 min di lettura
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Che fine ha fatto il bubble tea? Chiuse le catene di negozi, c’è chi punta agli scaffali della Gdo

Bobble Bobble: dalla tapioca allo scaffale

Chi questa evoluzione l’ha cavalcata – e in parte anticipata – è Bobble Bobble, società lucchese fondata nel 2017 da Simone Simonelli e Nicolò Ossino. Nata come franchisor con quasi trenta punti vendita prima del Covid, ha chiuso progressivamente i negozi durante la pandemia, quando le importazioni da Taiwan e dalla Cina si erano interrotte. La risposta è stata costruire una produzione propria, partendo da zero: sferificazione molecolare, densità, pesi specifici… una chimica che i due soci, nati nel 1990, hanno imparato sul campo, partiti a 27 anni senza nessuna esperienza industriale.

Da quella necessità è nata la prima realtà produttiva europea di bubble tea ready-to-drink. Oggi Bobble Bobble produce il marchio Bob – acronimo di Beyond Ordinary Beverage – in uno stabilimento a Lucca attivo ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette nei mesi di punta, con una capacità di circa 60mila pezzi al giorno e una produzione annua intorno agli 8 milioni di bicchieri, secondo quanto dichiara Simonelli. Il prodotto – tè infuso, succo di frutta e popping boba inserite nel bicchiere grazie a una ricetta brevettata che risolve il problema dell’osmosi – è certificato Vegan OK e Halal, privo di glutine e lattosio, con filiera interamente italiana.

I numeri e la sfida del prezzo

Bobble Bobble ha chiuso il 2025 con 5 milioni di euro di fatturato e un Ebitda di 610mila euro, crescendo a un ritmo del 20-25% annuo, secondo quanto comunicato dall’azienda. Il 55% delle vendite proviene dal mercato italiano, il 45% dall’estero: Bob è presente in oltre 25 Paesi, con referenze in catene come Tesco, Aldi e Lidl, ed è fornitore di private label per Eurospin dal 2025. L’obiettivo dichiarato per il 2026 è 7,5 milioni di euro di fatturato. «Il risultato raggiunto nel 2025 è il frutto di un percorso costruito nel tempo, fatto di scelte industriali precise», commenta Ossino.

Il nodo aperto, però, è il prezzo. Bob vale circa 3 euro sullo scaffale della Gdo, fino a 5 euro in colonna frigo nei bar: cifre che lo collocano nel segmento artigianale, lontano dalla competitività delle grandi marche. «Siamo affiancati a nomi enormi, però non facciamo i numeri enormi», dice Simonelli. L’obiettivo è abbassare il prezzo aumentando i volumi produttivi, ma crescere significa trovare capannoni ben più grandi degli attuali mille metri quadri di produzione. Un fondo o un partner finanziario? «Ascoltiamo, non siamo chiusi a niente, ma per ora non è all’orizzonte», dice Simonelli.

Il pubblico di Bob ha tra i 7 e i 13 anni, con un picco negli 8-12. Lo trovano al bar della piscina, lo vedono nei manga e nelle serie Netflix, lo scelgono al posto di un gelato. Bobble Bobble è presente da sei anni come sponsor ufficiale di Lucca Comics & Games.

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