Un doppio versante, nei confronti dell’Unione europea, ma anche dentro i nostri confini. Sono le direzioni sui cui bisogna agire per affrontare l’emergenza dello shock energetico. I dati innanzitutto: nel caso in cui il conflitto in Medio Oriente durasse fino alla fine dall’anno, con il petrolio in media a 140 dollari, per le imprese ci sarebbe un aumento dei costi per 21 miliardi. «Non credo che abbiamo la capacità per sopportarlo. E quindi dobbiamo fare tutto il possibile», ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo a Sky Tg24 Live In, in un faccia a faccia con il ministro dell’Industria e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Per Orsini «deve muoversi l’Europa, serve fare debito pubblico europeo e intervenire sull’Ets». Ma occorre anche agire in casa nostra, accelerando sulle rinnovabili. «Ci sono 4mila concessioni ferme, bisogna capire perché sono bloccate. Non è un problema di governo, è un problema che impatta sulle Regioni, noi ci siamo posti l’obiettivo di andare Regione per Regione per capire come mai», ha continuato il presidente di Confindustria, aggiungendo: «la prima Regione che non sta facendo i compiti a casa è la Sardegna, la seconda la Calabria».
Una sfida su cui Orsini si è trovato accanto il ministro Urso: «serve uno shock di autorizzazioni, tutto e subito in tre mesi. Grazie all’azione del governo la produzione di energia rinnovabile è comunque aumentata del 25% nello scorso anno», ha detto Urso, ricordando che nell’ultimo consiglio dei ministri sul tema, è emerso che una Regione ha detto no a 30 progetti sulle rinnovabili.
Serve la responsabilità di tutti i partiti. Orsini ha insistito su questo aspetto, così come anche Urso l’ha sottolineato. «L’energia è una questione di salvaguardia nazionale, altrimenti viene a mancare il benessere sociale del paese – ha insistito il presidente di Confindustria – oltre ad essere una questione di competitività per le imprese». È la prima voce di costo per le imprese, come per esempio per l’automotive: «quando Stellantis dice “vado in Spagna perché la prima voce di costo è l’energia”, è ovvio che dobbiamo generare le condizioni affinché da noi costi meno», ha detto Orsini, sottolineando che in Spagna l’energia costa 40 euro a mwh e da noi ha raggiunto picchi da 160 euro. C’è il nucleare per Orsini da portare avanti, ma visti i tempi necessari, occorre mettere subito a terra le rinnovabili.
L’Europa deve entrare in gioco e fare la propria parte: «serve un mercato unico dell’energia, noi non possiamo comperare energia dalla Spagna perché ci sono in mezzo i Pirenei e i francesi ci vendono energia ad un prezzo più caro. Così come occorre un mercato unico dei capitali e una difesa comune», ha continuato il presidente di Confindustria. Occorre un debito europeo e non seguire la strada degli aiuti di Stato: «l’Europa o fa l’Europa o è un problema, non si può lasciare indietro nessuno, l’Italia è la seconda manifattura Ue. Il nostro bilancio non ce lo permette, noi saremo penalizzati», ricordando i 26 miliardi all’anno stanziati dalla Germania per aiutare le imprese.










