Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha esortato gli alleati europei ad andare oltre la retorica e ad adottare misure concrete contro l’Iran. Intervenendo venerdì 8 maggio dopo gli incontri a Roma con la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, Rubio ha avvertito che Teheran sta tentando di affermare il proprio controllo sullo strategico Stretto di Hormuz, definendo la mossa «inaccettabile» e una minaccia alla sicurezza globale. Il segretario di stato si è lamentato del mancato aiuto degli alleati, compreso il blocco dello Stretto di Hormuz.
Il pressing degli alleati
Intanto, secondo quanto ha riportato Repubblica, gli stati maggiori di Francia e Regno unito, che nell’ambito della coalizione dei Volenterosi hanno un ruolo di regia nell’organizzazione di una spedizione navale multilaterale per riaprire lo Stretto, hanno sollecitato i colleghi degli altri paesi europei, tra cui l’Italia, a cominciare a spostare le unità navali verso il braccio di mare tra Iran e Oman. Se infatti dovesse essere raggiunta e confermata una tregua tra Usa e Iran – è il ragionamento – sarebbe importante raggiungere l’area in tempi stretti.
I tempi dei cacciamine
I cacciamine, che viaggerebbero scortate da unità multiruolo da combattimento con sistemi di difesa aerea e affiancati da una nave logistica, hanno tempi di percorrenza di circa venti giorni nel tragitto marittimo dai porti italiani fino ad Hormuz. I cacciamine negli ultimi giorni si sono limitati ad attività di addestramento, e per ora è solo un’ipotesi quella di dislocarle intanto «nel Mar Rosso dove c’è la missione Aspides», esposta da Tajani precisando che «però adesso è presto ancora».
L’ipotetico impiego dei cacciamine avverrà – come ha chiarito il ministro della Difesa Guido Crosetto – esclusivamente a seguito della cessazione delle ostilità e previa autorizzazione del Parlamento.
Tregua a rischio
In realtà il negoziato per la chiusura del conflitto tra le parti continua a navigare in acque incerte, con il rischio che salti una tregua molto precaria sotto la rinnovata minaccia del presidente Donald Trump di dar vita a un’azione militare «con molta più forza», in caso di mancata intesa sulla sua proposta di pace


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