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Home » La guerra nel Golfo spinge in alto il rischio di default delle imprese
Economia

La guerra nel Golfo spinge in alto il rischio di default delle imprese

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 8, 20263 min di lettura
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La guerra nel Golfo spinge in alto il rischio di default delle imprese

I due scenari elaborati da Crif

Proprio questi tre elementi (crescita del Pil, aumento dell’inflazione e incremento del costo del denaro) sono i fattori in base ai quali Crif ha elaborato le proprie previsioni sull’andamento della rischiosità nel 2026, riferite alle sole società di capitali. «Abbiamo ipotizzato due scenari, uno “base” e uno “adverse”», precisa D’Amico . Nel primo caso, si considera per quest’anno una crescita del Pil dello 0,4%, un’inflazione al 3% e tassi di interesse in rialzo al 2,5%: in questo quadro, Crif prevede per fine 2026 un tasso di default al 3,7% per le società di capitali e al 4% per il 2017. «Un incremento più accentuato rispetto a quello registrato negli ultimi anni, ma tutto sommato ancora gestibile, sotto i livelli pre-Covid che, per alcuni settori avevano superato il 6%», osserva il ceo. Questo scenario potrebbe verificarsi qualora Stati Uniti e Iran raggiungessero un accordo entro l’estate, portando a una graduale normalizzazione dei flussi commerciali entro l’anno. Se invece la guerra dovesse prolungarsi fino a fine anno, spostando al 2027 il ritorno alla normalità, saremmo di fronte allo scenario “adverse”: un calo del Pil attorno allo 0,5%, inflazione in crescita del 5% e tassi di interesse al 3,5%, che porterebbero il tasso di default al 4,4% nel 2026 e al 4,9% nel 2027.

«Molto dipenderà anche dalla reazione degli istituti finanziari – aggiunge D’Amico -. È interessante osservare che, al momento, le erogazioni continuano a salire, anche a livello europeo, e questo dimostra che il sistema bancario continua a supportare le aziende. È possibile che assisteremo a una lieve contrazione dell’erogato nei prossimi mesi, ma l’importante è evitare situazioni di credit crunch, che metterebbero in difficoltà il sistema ancora più di quanto non possa fare il contesto geopolitico». A breve, tuttavia, Crif non vede questo rischio.

I settori più a rischio

Se questo è il quadro generale, si rilevano differenze anche marcate tra i settori produttivi, alcuni dei quali arrivano già da una situazione di sofferenza: tra questi, il tessile-abbigliamento, che a fine 2025 ha registrato un tasso di default del 4,8% e un calo dei prestiti del 5,8% (contro il +11% del totale società di capitali); il comparto trasporti e logistica (+3,8% gli importi erogati, sotto la media nazionale, e rischiosità al 4,8%); le costruzioni, con un tasso di default al 4,5% nel 2025 ed erogazioni in calo del 2,4%. Infine, il commercio al dettaglio, che tiene un po’ meglio degli altri tre (4,1% livello di rischiosità e prestiti in linea con il dato totale), ma che più di altri potrebbe risentire del rialzo dell’inflazione e del costo del denaro.

Su questi settori, gli effetti della guerra potrebbero avere conseguenze ancora più pesanti. «Più in generale, in questo contesto geopolitico, alcune categorie produttive sono più esposte, in particolare il manifatturiero e il mondo dell’energia, compreso il settore chimico, molto influenzato dall’andamento delle materie prime», conclude D’Amico.

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