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Home » Intesa-Mps, il Financial Times promuove l’operazione e guarda al nodo Generali
Economia

Intesa-Mps, il Financial Times promuove l’operazione e guarda al nodo Generali

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 9, 20264 min di lettura
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Intesa-Mps, il Financial Times promuove l’operazione e guarda al nodo Generali

L’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps viene accolta favorevolmente dal Financial Times, che la definisce una rara operazione di mercato in un sistema finanziario italiano dove le grandi partite bancarie sono spesso influenzate da equilibri politici, assetti di potere e logiche di sistema. Secondo il quotidiano britannico, Intesa ha individuato un obiettivo coerente con la propria strategia industriale e finanziaria, scegliendo una banca che continua a presentare fragilità sul piano della governance e prospettive limitate come soggetto indipendente.

Nell’analisi del giornale, Mps appare ancora impegnata in una fase complessa di trasformazione, mentre la sua valutazione di mercato risulta relativamente contenuta rispetto agli standard del settore bancario europeo. Questo rende l’istituto un bersaglio appetibile e, al tempo stesso, lascia a Intesa margini per difendere l’operazione anche in presenza di eventuali concorrenti.

L’elemento che rende la partita particolarmente rilevante, tuttavia, va oltre la dimensione bancaria. Se l’offerta dovesse avere successo, Intesa acquisirebbe indirettamente anche la partecipazione detenuta da Mediobanca in Generali, uno degli asset più importanti della finanza italiana. Per il Financial Times questo aspetto potrebbe incontrare il favore del governo guidato da Giorgia Meloni, poiché contribuirebbe a ridurre il rischio di una futura acquisizione straniera del gruppo assicurativo.

Proprio qui si concentra uno dei passaggi più significativi dell’analisi del quotidiano londinese. A differenza di altre operazioni sostenute dalla politica italiana, questa volta interesse nazionale e convenienza economica sembrano procedere nella stessa direzione. In altre parole, l’eventuale consolidamento di un asset considerato strategico non avverrebbe a discapito degli azionisti, ma potrebbe coincidere con la creazione di valore per il mercato.

Nelle stesse ore Carlo Messina ha ribadito la natura industriale dell’operazione, sostenendo che Intesa ha già dimostrato in passato, con le acquisizioni delle banche venete e di UBI, di saper generare importanti sinergie attraverso il consolidamento del mercato domestico. Secondo l’amministratore delegato, il principale ostacolo era rappresentato dai vincoli antitrust, superati grazie agli accordi raggiunti con Unipol.

Messina individua nella gestione patrimoniale uno dei principali motori della crescita futura. L’integrazione di Mps e Mediobanca consentirebbe infatti a Intesa di raggiungere circa 2.000 miliardi di euro di masse gestite, rafforzando la propria posizione tra i maggiori operatori europei del wealth management. A questo si aggiungerebbe il rafforzamento nel credito al consumo e la possibilità di realizzare ulteriori sinergie di costo e di ricavo.

Sul fronte della competizione, il manager ha chiarito che Intesa è pronta a confrontarsi con eventuali offerte rivali, ma soltanto entro limiti compatibili con la creazione di valore per gli azionisti. Allo stesso tempo ha escluso l’ipotesi di un rilancio, sostenendo che la componente in contanti inserita fin dall’inizio rappresenta già il premio corretto riconosciuto agli azionisti di Mps.

L’operazione si inserisce in una fase di profonda trasformazione del sistema bancario italiano. Dopo oltre un decennio segnato da crisi, salvataggi pubblici, aumenti di capitale e fusioni difensive, il settore si presenta oggi in condizioni molto più solide grazie all’aumento della redditività e al rafforzamento patrimoniale. In parallelo si è aperta una nuova stagione di consolidamento, alimentata dalla necessità di raggiungere maggiori dimensioni e di affrontare una concorrenza europea sempre più intensa.

In questo quadro, Mps rappresenta uno dei dossier più delicati. Salvata dallo Stato nel 2017 dopo anni di difficoltà, la banca senese è riuscita a tornare all’utile e il Tesoro ha progressivamente ridotto la propria presenza nel capitale. Tuttavia il tema della sua collocazione definitiva nel sistema bancario italiano è rimasto aperto. L’intreccio con Mediobanca e, indirettamente, con Generali ha aumentato ulteriormente la posta in gioco.

La sfida lanciata da Intesa, dunque, non riguarda soltanto l’acquisizione di una banca, ma potrebbe contribuire a ridefinire gli equilibri di una parte significativa del capitalismo italiano, influenzando contemporaneamente il settore bancario, il risparmio gestito e il controllo di alcuni dei principali asset finanziari del Paese.

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