Un maggiore coinvolgimento nell’architettura del programma. E un passo indietro su alcuni dei passaggi del decreto 66/2026 che scavallano le loro competenze, a partire da quello sul commissario. C’è questo dietro la richiesta della Conferenza delle Regioni di rinviare l’esame del Piano casa, che era all’ordine del giorno per giovedì 11 giugno.
Mancato sostegno delle Regioni di centrodestra
Dopo un primo segnale nella riunione della Commissione Infrastrutture della Conferenza Stato-Regioni che mercoledì sera aveva sollevato le prime opposizioni alla norma, il presidente Fedriga ha rinviato prudentemente l’esame del provvedimento per un supplemento di riflessione e – dicono fonti vicine al dossier – per evitare che la discussione si trasformasse in una bocciatura del provvedimento. Le Regioni contestano più punti del programma del Governo e chiedono un incontro alla presidenza del Consiglio dei ministri, per ottenere modifiche: dalla prossima settimana inizierà l’esame degli emendamenti in commissione Ambiente alla Camera. Ma si chiedono anche tempi più lunghi per approfondire singoli temi attraverso tavoli dedicati, uno di carattere tecnico che però sarà affiancato da interlocuzioni anche di natura politica. Resta agli atti però il voto contrario della Commissione Infrastrutture anche se mitigato dall’astensione di Lombardia e Abruzzo e l’assenza delle altre Regioni guidate dal centrodestra. “Il Piano casa è strumento indispensabile – spiega Marco Scajola, assessore ligure e presidente della Commissione politiche abitative della Conferenza – e noi abbiamo accolto positivamente la struttura del Piano casa. Chiediamo però che le nostre proposte di modifica vengano accolte e che si avvii un tavolo tecnico-politico”.
Lo stop delle altre Regioni
A esprimere la loro contrarietà in modo esplicito sono state Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Provincia autonoma di Bolzano e Sardegna. «Nessuna delle Regioni si è espressa a favore del piano», ha dichiarato l’assessore della Regione Umbria alle Politiche della casa, Fabio Barcaioli. A seguito del voto, il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha chiesto il rinvio del parere sul Piano casa.
I punti critici
Questo rinvio, secondo quanto riferito dal coordinatore vicario della Commissione edilizia Marco Scajola, ha il fine di «organizzare un incontro con la presidenza del Consiglio ed i ministeri competenti per cercare un’intesa che accolga le proposte emendative presentate dalle Regioni». Alla base del parere negativo, per Barcaioli, vi sono risorse giudicate insufficienti, l’assenza di stanziamenti per il contributo affitti e per il fondo destinato alla morosità incolpevole, oltre ai poteri attribuiti al commissario straordinario, ritenuti tali da comprimere il ruolo di Regioni ed enti locali. In particolare la Conferenza Unificata che, come spiegano fonti interne, ha comunque accolto positivamente lo stanziamento di fondi a favore della casa ha sollevato forti preoccupazioni sul tema delle competenze di cui le Regioni hanno competenza esclusiva. E chiederanno dunque lumi sul ruolo del Commissario, sulla destinazione dei proventi delle vendite e degli affitti delle case popolari provando a modificare la norma che oggi li destina alle casse dello Stato invece che direttamente agli istituti ex Iacp o agli enti locali, ma anche sul ruolo di Invitalia. Tutto rinviato dunque ma con un occhio al calendario. Il decreto dovrà comunque arrivare in porto per la conversione entro l’8 luglio e il passaggio in Conferenza Unificata deve rientrare dentro quella cornice.
Le reazioni politiche
Non si fanno attendere le reazioni politiche, a partire dai big della maggioranza di governo. Il vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto ha commentato con un “non entro nel merito di discussioni interne” aggiungendo però che “la Commissione Ue con la revisione di medio termine, ha dato la possibilità di muovere le risorse agli Stati membri e alle regioni sulla casa. L’Italia l’ha utilizzato per poco più di un miliardo di euro. A livello europeo abbiamo mobilitato risorse per 3,3 miliardi di euro per la casa. Ora ci aspettiamo le proposte del governo e delle regioni e le valuteremo in questo senso”. All’attacco invece l’opposizione. Per il deputato dem Marco Simiani “la richiesta di rinvio avanzata dalle Regioni conferma che il Piano Casa del Governo presenta criticità rilevanti che non possono essere ignorate” e parla di “una bocciatura” in un quadro in cui “è significativo che nessuna Regione, neanche quelle guidate dalla destra, abbia espresso un parere favorevole”. Gli fa eco il vicepresidente Avs alla Camera Marco Grimaldi (Avs) che punge: “Le Regioni hanno detto no. E hanno fatto bene. La Conferenza Infrastrutture ha stoppato il Piano Casa del governo. Un voto pesante, trasversale, che nemmeno la maggioranza può ignorare”.











