Le 41 società cartiere e la commissione del 10%
Al centro dello schema ci sono 41 società cartiere, gestite da un ufficio anonimo con sede a Chiari, in provincia di Brescia. Attraverso queste società, l’organizzazione avrebbe consentito l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per 200 milioni di euro nei confronti di diverse società “clienti”. Le somme ricevute venivano poi veicolate all’estero e quindi retrocesse in contanti alle stesse società beneficiarie. Per il servizio, il sodalizio avrebbe trattenuto una commissione pari al 10%.
Alcune società, secondo quanto emerge dall’indagine, avrebbero anche sfruttato indebitamente normative di favore previste per eventi disastrosi, come il sisma dell’Abruzzo del 2009, e per la pandemia Covid-19. L’obiettivo sarebbe stato inserire in contabilità crediti totalmente inesistenti, da utilizzare in compensazione per debiti di diversa natura: fiscali, previdenziali e assicurativi.
Una delle società cartiere viene inoltre utilizzata, secondo l’accusa, per frodare l’Iva nelle importazioni di merce dall’India. Il sistema passa attraverso l’indebito ricorso al regime del deposito Iva, che consente agli operatori di lavorare in sospensione d’imposta e di rinviare il pagamento dell’imposta a un momento successivo all’importazione. La società fittizia, ricostruiscono gli investigatori, serve solo a interporsi tra il fornitore e il beneficiario finale e non provvede mai al pagamento dell’Iva.
Tra i destinatari delle misure personali figura anche un commercialista italiano. Secondo l’accusa, il professionista si occupa della gestione amministrativa e contabile delle imprese riconducibili al sodalizio criminale, predispone gli F24 delle società beneficiarie delle indebite compensazioni e cura la documentazione necessaria a far apparire le società formalmente esistenti e regolari.
Sequestri per 31 milioni, cash dog trovano oltre 100mila euro
Insieme alle otto misure cautelari personali viene disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, nei confronti dei componenti del sodalizio e degli altri indagati, per 31 milioni di euro. La somma viene indicata come profitto dei reati di autoriciclaggio e di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il provvedimento riguarda anche le 41 società cartiere, i relativi conti correnti e l’ufficio “occulto” utilizzato per la gestione delle società.









