Questo è il primo lato della medaglia. Ce n’è un altro però che dietro il beneficio sociale nasconde un problema di sostenibilità economica per le imprese. Le simulazioni Ance mostrano che nell’edilizia integrata, mantenendo rigide le percentuali tra quota convenzionata e quota a mercato, gli interventi risultano redditizi nei mercati più forti, mentre diventano difficilmente realizzabili in altre aree del Paese.
La sostenibilità economica
A fronte intervento tipo da 125 alloggi da 80 metri quadrati, con il 70% delle abitazioni a prezzi calmierati e il 30% a mercato, il rendimento resta sostenibile a Milano (6,33%), si riduce quasi ad azzerarsi a Roma (0,92%) e diventa negativo a Bari (0,30%), dove l’operazione genera una perdita stimata di 16,8 milioni di euro. Sul rendimento pesa appunto il prezzo calmierato che con la ripartizione rigida 70 a canoni mitigati e 30 libero non garantisce rendimenti sufficienti e certi su tutto il territorio.
Per questo i costruttori chiedono maggiore flessibilità nella quota di housing convenzionato, calibrando gli interventi sulle condizioni dei diversi mercati locali. «La quota di mercato libero ha delle enormi variabili in base a dove vado a realizzare i costi invece rimangono piuttosto stabili in qualsiasi area del paese – chiosa Brancaccio -. L’equilibrio in determinate aree potrebbe anche essere 80-20, quindi anche riducendo la quota di mercato libero, ma in altre aree con 70-30 non ce la si fa».
Caro materiali
Non solo Piano Casa. L’Ance richiama l’attenzione anche sul tema energia e caro materiali. Da febbraio a maggio i prezzi dei prodotti energetici hanno registrato aumenti notevoli con ricaduta sui materiali da costruzione: +56% per il petrolio, +68% per il gasolio e +55%. Raddoppio per i prodotti plastici: +100% per il polietilene e Hdpe e +102% per polipropene. I costruttori sollecitano «misure urgenti» con la «sospensione delle lavorazioni interessata da eccezionali aumenti (superiori al 10%) o da difficoltà di approvvigionamento» e «sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione».
L’Ance ricorda che le imprese del settore attendono ancora circa 2 miliardi per i ristori per il caro materiali relativi al 2024-2025. «C’è il rischio – avverte Brancaccio – di tornare in una situazione dove le imprese cominciano a soffrire per il caro materiali e a non farcela, già sta succedendo perché stiamo assistendo anche a un rallentamento di pagamenti da parte della pubblica amministrazione».










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