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Ruini, l’ultimo protagonista dell’intervento della Chiesa nella politica italiana

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 16, 20265 min di lettura
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Ruini, l’ultimo protagonista dell’intervento della Chiesa nella politica italiana

È stato il prelato italiano – cardinale, presidente della Cei e Vicario per Roma – che più di ogni altro ha riempito la scena politica nazionale per oltre 20 anni. Camillo Ruini fino alla fine ha detto la sua, segnando anche delle distanze nette da Francesco e rimarcando la sua vicinanza a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, di cui non condivise la scelta alla rinuncia. Nato a Sassuolo, per breve tempo fu ausiliare di Reggio Emilia – in quella veste sposò Romano e Flavia Prodi, ma con il professore avrà un rapporto molto difficile – ma la sua finezza politica lo portò rapidamente a Roma, dove papa Wojtyla lo nominò segretario generale della Cei, che fu l’inizio della scalata ai vertici della Chiesa e via via conquistò una centralità nella politica nazionale, con l’imperativo di essere anche attaccati, ma mai irrilevanti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Erano tempi diversi, certamente. C’era la Dc di De Mita, che governava con il Psi di Craxi e gli altri partiti: un periodo di profondi cambiamenti nella società italiana, che era uscita dalla grande crisi degli anni ’70. La sinistra democristiana era maggioritaria, ma ormai ogni dialogo con il Pci era un lontano ricordo, ma le istanze riformiste premevano. Alla fine del decennio ci fu un cambio di maggioranza, nella Dc prevalse una nuova linea politica, il “Caf”, e Ruini fu ribattezzato come il cardinale della nuova combinazione, e che avrebbe dovuto portare al Quirinale Arnaldo Forlani. Ma le cose andarono diversamente, e a seguito della strage di Capaci fu eletto Oscar Luigi Scalfaro, con Tangentopoli già in avviata. La seconda Repubblica – o quello che è stata ed è ancora – era alle porte, e servivano nuovi codici.

La svolta post Dc

E infatti Ruini capì, forse per primo, cosa stava accadendo, a partire dal dissolvimento della Dc. E così promosse la presenza dei cattolici nelle nuove formazioni in corso di assemblamento, e in particolare la nascita di Forza Italia e del Ccd, ma anche con un occhio prima alla Margherita e poi al Pd. Silvio Berlusconi cavalcò la vicinanza al mondo cattolico, nonostante il sistema di valori e di interessi di cui il nuovo partito era portatore fosse decisamente distante, ma tant’è. E infatti quando nel 1995 nacque l’Ulivo con Romano Prodi alla guida, tra i due fu rottura, che non si sanerà mai. Anzi, la Cei muoverà sempre contro il professore, nonostante fosse uno dei pochi leader ad andare veramente in Chiesa da credente e praticante, cosa che fa tuttora.

Il cardinale Camillo Ruini, una figura chiave della Chiesa italiana

Photogallery21 foto

Dal 1991 al 2007 fu presidente della Cei e Vicario di Roma, vicinissimo ai due papi. Uno dei passaggi chiave degli anni ‘90 è la “svolta” della CEI nel 1995 con il 3° Convegno Ecclesiale Nazionale svoltosi a Palermo, che segnò l’abbandono della precedente “scelta religiosa” in favore del Progetto Culturale, sostenuto fortemente da papa Giovanni Paolo II, che mirava a un rinnovato impegno dei cattolici nella vita pubblica. La Chiesa cessò di essere “in disparte” dopo la fine della Democrazia Cristiana, promuovendo i valori cristiani direttamente nella società civile. Fu la fase in cui Chiesa incoraggiò i fedeli a non isolarsi ma a influenzare la cultura, la politica e la vita del Paese attraverso una fede incarnata nella storia. Insomma veniva sancita una presenza della Chiesa e dei cattolici nel mondo della cultura, specialmente con l’avvento del nuovo millennio, un modo alternativo di intendere la missione della Chiesa cattolica nella società di cui è parte (quella italiana), alimentando il dibattito politico su argomenti come la difesa dei diritti umani e del diritto alla vita. Nasce la formula dei “valori non negoziabili”, cavallo di battagli dei ruinismo e delle sue derivazioni politiche, a destra come anche un po’ nel centro sinistra, nascono gli “atei devoti”, con i loro cantori ben posizionati.

Certo, questo veniva contestato dalle componenti laiche della società e della politica, che pur giudicando pertinente alla missione ecclesiastica l’interesse per questi argomenti, contestavano la parzialità e la pretesa di universalità di alcune esternazioni del cardinale, ritenendo che su certi argomenti il messaggio della Chiesa non debba entrare nello specifico della legislazione di uno Stato sovrano, ma limitarsi a indicazioni di carattere generale, senza imporre per legge le prescrizioni di un’ideologia particolare. Il culmine viene toccato nel 2005, in occasione dei referendum abrogativi della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali. Ruini si fece portavoce dell’istanza ufficiale della CEI invitando i cattolici a non presentarsi alle urne con lo scopo di non raggiungere il quorum del 50%, in difesa del «diritto alla vita». Il gesto venne letto in maniera eterogenea dal mondo politico: per i promotori del referendum fu un’inaccettabile ingerenza della Chiesa cattolica nel mondo politico, a lei estraneo, per altri invece, un legittimo parere di un’importante personalità pubblica. Il referendum non raggiunse il quorum, forse perché, complice la domenica estiva e i quesiti scritti in una lingua incomprensibile, a pochi interessava la cosa. Ma per Ruini fu un trionfo.

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