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Home » Colpi di calore, mortalità fino all’80%: cosa fare per tutelare i più fragili
Salute

Colpi di calore, mortalità fino all’80%: cosa fare per tutelare i più fragili

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 24, 20263 min di lettura
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Colpi di calore, mortalità fino all’80%:  cosa fare per tutelare i più fragili

Negli ultimi vent’anni la mortalità correlata al calore nelle persone con più di 65 anni è aumentata del 54%. In assenza di trattamento tempestivo, la mortalità del colpo di calore classico raggiunge l’80%, quella del colpo di calore da sforzo il 33%. Anche da questi dati deriva il primo documento – messo a punto dalla Simeu Società di Medicina di emergenza urgenza – che definisce i passaggi necessari per contrastare il fenomeno.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Anziani primi destinatari

Un capitolo del Position Paper è dedicato alla revisione della terapia cronica nell’anziano, dove farmaci di uso quotidiano agiscono da moltiplicatori di danno durante le ondate di calore. Altro obiettivo cruciale è superare le differenze di trattamento ed è per questo che da Simeu chiedono di integrare il percorso nelle direttive ministeriali per le stagioni estive, così da superare le disomogeneità regionali. La Società scientifica ha ribadito la propria disponibilità a collaborare con il Ministero della Salute per integrare i contenuti del “Percorso Calore” nelle direttive ministeriali operative per le stagioni estive e per promuoverne la diffusione capillare su scala nazionale. «Il punto non è la competenza, che nei nostri Pronto Soccorso c’è – avvisa Mario Guarino, vice presidente Simeu e direttore della Medicina d’Emergenza-Urgenza dell’Ospedale Cto di Napoli -. Il punto è l’omogeneità. Un paziente con colpo di calore deve trovare lo stesso percorso e gli stessi tempi ovunque si trovi. Il documento è pronto, la disponibilità a lavorarci insieme alle istituzioni anche».

Un’emergenza tempo-dipendente

Il documento fissa un obiettivo operativo preciso: temperatura centrale sotto i 39 gradi entro trenta minuti dal riconoscimento, con raffreddamento da iniziare sul posto e non all’arrivo in ospedale.«Il colpo di calore è un’emergenza tempo-dipendente, esattamente come l’infarto o l’ictus, ma non ha ancora una rete che lo tratti come tale – dichiara ancora Guarino -. L’obiettivo terapeutico è portare la temperatura centrale sotto i 39 gradi entro trenta minuti dal riconoscimento. Questo significa che il raffreddamento va iniziato sul posto, prima del trasporto, non al momento dell’arrivo in Pronto soccorso».

I quattro pilastri

Il “Percorso Calore” si articola su quattro linee operative. La prima è nel Triage dedicato e fast-track, con criteri clinici ed epidemiologici per l’identificazione precoce dei pazienti a rischio fin dal primo accesso: anziani, fragili, pazienti con patologie croniche, lavoratori esposti. Poi, occorrono protocolli clinico-assistenziali standardizzati per la gestione immediata del colpo di calore, della disidratazione severa e dello scompenso di patologie preesistenti. In terzo luogo, serve integrazione tra rete ospedaliera e rete territoriale, con flussi informativi e percorsi protetti di dimissione verso assistenza primaria e Adi. Infine: preparazione e rimodulazione delle risorse nei periodi critici, con criteri di attivazione straordinaria degli organici e delle aree di osservazione in concomitanza con i bollettini di allerta meteo-climatica.

Le indicazioni operative

Il documento definisce standard puntuali: misurazione della temperatura rettale come unico metodo attendibile per la temperatura centrale, raffreddamento attivo precoce con interruzione a 38,6 gradi per prevenire il fenomeno dell’afterdrop, divieto di antipiretici, dotazione specifica delle ambulanze nel periodo 1 maggio-30 settembre, formazione annuale del personale di 118, Pronto soccorso, Osservazione breve intensiva e semi-intensiva da completare entro il 30 aprile.

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