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Salute

5,5 mld di risarcimento per le cause sul talco

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 28, 20263 min di lettura
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5,5 mld di risarcimento per le cause sul talco

Prima le accuse, le cause tra sentenze e appelli, poi i primi risarcimenti milionari. Quindi la presentazione di un‘istanza di fallimento a seguito di decine di migliaia di nuovi contenziosi. 

Per la Johnson & Johnson è arrivato adesso il momento dell’accordo che dovrebbe mettere un punto definitivo alla vicenda che vede il celebre talco venduto dall’azienda al centro delle accuse di aver provocato cancro alle ovaie a migliaia di donne.

ll talco di Johnson &Johnson è stato accusato negli anni di contenere amianto, causa di mesotelioma: l’azienda pur sempre smentendo il fatto, ha ritirato dal mercato nordamericano il prodotto sostituendolo con un’altra formulazione a base di amido di mais. Haas, vicepresidente del gruppo per gli affari legali, aveva già denunciato “una non corretta analisi degli studi scientifici”: uno studio pubblicato a inizio 2020, su dati di 250mila donne, non aveva rilevato una correlazione statistica fra l’utilizzo del borotalco e il carcinoma ovarico.

 

Talco Johnson & Johnson (Getty)

E’ stata la stessa J&J a rendere noto che l’accordo chiuderà circa 69.000 casi presentati ai tribunali federali e tribunali statali, per un totale del 99,75% delle restanti richieste di risarcimento per il talco. A differenza delle proposte di risoluzione fallimentare, l’accordo di lunedì si applica solo alle richieste esistenti e non riguarda le cause future. Secondo Seeger, un avvocato che assiste circa 2.500 querelanti, l’esclusione ha reso disponibili più fondi per gli attuali querelanti rispetto alla proposta fallimentare; inoltre, accelera i pagamenti in modo che tutte le richieste vengano liquidate entro 18 mesi, invece di essere dilazionate in oltre un decennio.

Talco Johnson & Johnson

Talco Johnson & Johnson (ANSA)

Otto anni fa ci fu la condanna per il colosso da parte di una giuria californiana a favore di Joanne Anderson: 66 anni, aveva sostenuto di aver sviluppato un cancro (un mesotelioma) dopo aver usato per anni il talco della società farmaceutica. Oltre ad averlo usato sui suoi figli, per alleviare le dermatiti da pannolino, lo avrebbe usato per oltre vent’anni anche su di lei per cospargersi mani e piedi quando giocava a bowling, arrivando a consumarne fino a due flaconi al mese.   

Due anni prima era avvenuta la prima sentenza di condanna con l’obbligo di risarcire per 72 milioni di dollari alla famiglia di un’altra donna morta di cancro ovarico. All’epoca la Johnson & Johnson attraverso il suo portavoce si era detta amareggiata per la sentenza e aveva annunciato appello. “Continueremo a difendere la sicurezza del nostro prodotto perché non contiene amianto e non causa il mesotelioma. Nei nostri studi indipendenti non abbiamo mai trovato amianto nel talco”.  

Prima dei tentativi di fallimento, Johnson & Johnson aveva ottenuto risultati alterni nei processi sul talco, con un verdetto multimiliardario a favore di 22 donne che sostenevano che il borotalco avesse causato il loro cancro ovarico. La società aveva vinto poi alcuni processi e ottenendo la riduzione di altri risarcimenti in appello. 

Il contenzioso era quindi ripreso nel marzo 2025, dopo essere stato sospeso per oltre tre anni durante i ripetuti tentativi falliti di J&J di risolvere le cause legali tramite il fallimento di una società fittizia. In quel periodo l’azienda aveva tentato senza successo una strategia nota come “Texas two-step”, presentando tre istanze di fallimento tramite una filiale fittizia nel tentativo di risolvere i casi. Ogni procedura fallimentare si era poi conclusa con un rigetto.

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