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Home » Liquori e spirits, contro la crisi globale l’Italia punta su export, cocktail e premiscelati
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Liquori e spirits, contro la crisi globale l’Italia punta su export, cocktail e premiscelati

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 3, 20264 min di lettura
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Liquori e spirits, contro la crisi globale l’Italia punta su export, cocktail e premiscelati

Restano forti però i motivi di preoccupazione legati all’evoluzione delle politiche commerciali internazionali e alle tensioni geopolitiche: per questo assume un’importanza strategica crescente la diversificazione geografica dell’export. Se nel 2019 i primi tre mercati di destinazione rappresentavano il 43% del valore complessivo dell’export italiano di spirits, nel 2025 il peso degli altri mercati è salito al 60%, segnale di una progressiva apertura verso nuove destinazioni come Polonia, Croazia, Cina, Romania, Svezia, Irlanda e Giappone. Particolare attenzione meritano inoltre le prospettive offerte dall’area Mercosur, un mercato che presenta ampi margini di sviluppo per le produzioni spiritose italiane.

Emaldi (Assodistil): restiamo competitivi

«La fase che il settore sta attraversando – commenta il presidente di Assodistil, Antonio Emaldi – richiede visione strategica e politiche capaci di sostenere la competitività delle nostre imprese. Le bevande spiritose italiane rappresentano un patrimonio economico, produttivo e culturale che continua a essere apprezzato nel mondo. I dati confermano che le aziende continuano a investire, innovare e guardare al futuro con fiducia, nonostante un contesto internazionale complesso. Al tempo stesso dobbiamo cogliere le opportunità offerte dall’innovazione di prodotto, dalla mixology, dalle proposte a basso contenuto alcolico e dall’apertura verso nuovi mercati esteri».

Lo sbocco dell’etanoclo per i carburanti

Ma sullo sfondo resta un grande rammarico. «La grande incompiuta – aggiunge Emaldi – è lo sbocco dell’etanolo per uso carburante. La legge 199 del 2021 prevede una quota obbligatoria di miscelazione di benzina con etanolo al 5% senza bisogno di modificare alcunché né nelle auto né nella distribuzione. Il tutto mentre in 19 paesi Ue su 27 l’obbligo di miscelazione è al 10%. Ma questa previsione è rimasta sulla carta, bloccando la possibilità di ridurre, anche in piccola percentuale, la dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili e dall’import da altri Paesi. L’etanolo italiano è prodotto in gran parte dalla distillazione dei sottoprodotti della viticoltura, settore nel quale siamo il primo produttore al mondo di uva e di vino. Senza dimenticare che un litro di benzina miscelata al 5% consente in maniera sensibile di ridurre le emissioni di CO2. La creazione di un mercato italiano dell’etanolo consentirebbe di sbloccare importanti investimenti con la creazione di nuova occupazione. Di fronte a tanti vantaggi è davvero arduo capire perché non si riesca a partire».

Vena (sezione Spirits di Federvini): cogliere le nuove opportunità

«La situazione non è affatto facile. Siamo di fronte a un calo generalizzato dei consumi che con probabilità è strutturale perché legato a modifiche profonde nei comportamenti d’acquisto. Ma non fasciamoci la testa. Ci sono molte opportunità per riposizionare i nostri prodotti e ripartire».
È un messaggio all’insegna dell’ottimismo quello lanciato da Leonardo Vena, titolare di Amaro Lucano e presidente della sezione Spirits di Federvini. «Le bevande alcoliche stanno attraversando una fase complessa – spiega – con calo delle occasioni di consumo dovute a motivi diversi: dalle ragioni economiche a un diverso approccio al bere da parte delle giovani generazioni. Ma i cambiamenti nelle abitudini d’acquisto non sono una novità, ci sono sempre stati e spesso portano con sé anche alcune importanti opportunità per chi riesce a coglierle».

Il perno è il riposizionamento dei consumi all’insegna della qualità e di differenti modalità di acquisto. «Si beve molto meno nel dopo pasto – aggiunge Vena – e molto di più all’aperitivo. La mixology, quindi, non è solo una ciambella di salvataggio ma anche una grande opportunità che va incontro allo stile di bevuta che si sta affermando: più leggera e accompagnata al cibo. Alcune tra le nostre aziende stanno lavorando già da anni sull’universo drink. Ci sono stati di grande aiuto alcuni bartender italiani che operano a Londra e a New York e che hanno saputo promuovere alcuni amari e prodotti della tradizione italiana come ingredienti in grado di caratterizzare un cocktail».

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