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Home » Valle d’Aosta, assenti nuovi progetti solari ma non mancano le potenzialità
Economia

Valle d’Aosta, assenti nuovi progetti solari ma non mancano le potenzialità

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 13, 20263 min di lettura
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Valle d’Aosta, assenti nuovi progetti solari ma non mancano le potenzialità

Il fotovoltaico per la Valle d’Aosta è tutt’altro che una priorità. Lo dicono i numeri, ma non solo. Non ci sono istanze presentate o in istruttoria per costruire nuovi impianti regionali. E gli interventi della Regione Autonoma e di Cva per la regione alpina sono concentrati su idroelettrico e idrogeno, frontiera tecnologica nel comparto delle rinnovabili. Il fotovoltaico resta sullo sfondo, per la complessità morfologica del territorio e per il potenziale conflitto con l’agricoltura.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il 95% delle rinnovabili nel territorio valdostano è rappresentato dall’idroelettrico e in Valle d’Aosta il progetto di revamping dell’impianto Hône 2 da parte di Cva – intervento da oltre 150 milioni – è il più grande investimento nel comparto, in questo momento, in tutta Italia. «Crediamo che il fotovoltaico, nonostante il primato della Valle d’Aosta nell’idroelettrico, possa offrire opportunità interessanti, alla luce dell’individuazione, da parte della Regione, delle aree idonee all’installazione di impianti. Altrettanto interessanti, per le aziende, sono i percorsi legati alle comunità energetiche e alla possibilità di integrare impianti soprattutto su nuovi capannoni e spazi produttivi».

L’ultimo report di Legambiente dice sostanzialmente due cose: la Regione è, tra i territori italiani, quella più lontana dagli obiettivi imposti a livello nazionale; inoltre, la componente di idroelettrico pone sul tavolo la variabile del revamping degli impianti esistenti. «La Regione è quella più lontana dagli obiettivi fissati al 2030. Negli ultimi 5 anni sono stati installati circa 35 megawatt di potenza in Valle d’Aosta, con una media di 7 megawatt all’anno, a fronte di oltre 320 megawatt che però dovrebbero essere installati al 2030. La regione è poco sopra al 10% del percorso» spiega la direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Alice De Marco.

Da un lato, come fanno notare i tecnici della Regione autonoma, si attende che il Gse pubblichi i parametri di equiparazione della producibilità delle fonti geotermoelettrica e idroelettrica rispetto alla fonte fotovoltaica, per tarare quale sia il reale contributo regionale al raggiungimento degli obiettivi nazionali. Dall’altro però, come evidenzia la direttrice di Legambiente, la Valle d’Aosta può fare di più e, sul fotovoltaico, deve accelerare. Senza dimenticare l’agrivoltaico. «Faccio l’esempio di quanto si è fatto in Piemonte, a Pomaretto, per superare la forzata contrapposizione tra fotovoltaico e agricoltura. Qui sono riusciti a recuperare vigneti storici sui terrazzamenti e hanno utilizzato pannelli fotovoltaici per proteggere le piante da estati sempre più calde, cosa che si potrebbe fare anche in Valle d’Aosta», aggiunge De Marco.

A fronte di una mancanza di progettualità sul fronte del fotovoltaico, potrebbero essere le comunità energetiche rinnovabili (Cer) a rappresentare lo strumento per irrobustire la produzione fotovoltaica della Valle d’Aosta, come emerge da uno studio commissionato da Cva al Politecnico di Torino e realizzato coinvolgendo le amministrazioni comunali e 29 Pmi del territorio. L’analisi cartografica ha permesso di quantificare le potenzialità di installazione di impianti fotovoltaici sia in termini di potenza che di producibilità. Con il Politecnico di Milano, poi, è stato sviluppato un tool che consente di effettuare analisi, sia su scala comunale che rispetto alle cabine primarie, sulla base dei dati di potenza, produzione e consumo.

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