Non solo. Il Vecchio Continente paga la frammentazione anche sul terreno della concorrenza, dove l’attuale struttura dell’Antitrust «non ha senso» rispetto a un’economia globale. Emblematico il caso delle telecomunicazioni: fusioni e aggregazioni hanno ridisegnato il settore nel resto del mondo, dice, ma l’Europa resta divisa in mercati nazionali. «La frammentazione del mercato – sottolinea – va bene per i politici, non per i consumatori».
Il manager invita quindi a puntare sui prodotti ad alto valore aggiunto e sul patrimonio europeo di competenze e ricchezza. Un patrimonio che può essere preservato solo tornando a crescere. L’attenzione, puntualizza, è rimasta troppo a lungo concentrata sull’inflazione, mentre è mancata quella saldatura tra economia e finanza necessaria a sostenere lo sviluppo.
Il ritardo si misura però soprattutto nella capacità di incidere sui nuovi equilibri internazionali. «Senza difesa e una nuova governance non sediamo ai tavoli che contano», dice. Restarne fuori implica mettere a rischio anche i pilastri del modello europeo: pace, centralità delle persone e welfare «sono qualcosa che buttiamo via tutti i giorni».
Sull’intelligenza artificiale, il realismo non diventa rinuncia. Tronchetti Provera riconosce che l’Ue «non sarà mai in grado di fare come negli Usa», ma considera la tecnologia «una grande opportunità». La distanza dagli Stati Uniti può essere colmata almeno in parte attraverso accordi che consentano alle imprese europee di integrare l’IA nelle proprie attività.
Tecnologia, industria, difesa e mercato unico riportano così alla governance. L’Europa dispone ancora di ricchezza e competenze, ma non può trasformarle in crescita e peso politico senza modificare i propri meccanismi decisionali. «Stare insieme è un must», ribadisce. Il rischio, altrimenti, è che il consenso sulle analisi di Draghi e Letta resti lettera morta.











