Proietti: serve maggiore consapevolezza
«Finalmente sembra che il biologico stia penetrando nella coscienza dei nostri consumatori, anche se è evidente che c’è tanta strada ancora da fare e il bollino è fondamentale perché oggi, se abbiamo un problema, è proprio quello che non si distingue tra un prodotto biologico e un prodotto non biologico – ha affermato il presidente di Ismea, Livio Proietti – Non c’è nemmeno una consapevolezza della serietà dei controlli che vengono fatti per certificare il biologico e questo sicuramente sarà un ulteriore incremento nel dare consapevolezza al consumatore di quello che sta effettivamente mangiando. Lato produzione si può sicuramente migliorare e non giova l’incertezza sulla nuova Pac perché naturalmente la Pac che lasciamo, ormai dal prossimo anno, dava un incentivo diretto al biologico e questo ha fatto sì che venisse giustamente incrementata la superficie coltivata: c’è una stasi proprio perché i contadini, i nostri agricoltori, stanno attendendo cosa accadrà di quegli incentivi che un tempo erano previsti».
Federbio: settore resiliente ma non immune alla crisi
«Sicuramente incide l’incertezza del quadro normativo relativamente al futuro della Pac – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – ma ci sono anche segnali chiari che devono spingere ad affrontare in maniera decisa il nodo relativo alle difficoltà delle piccole e medie aziende agricole biologiche. Queste realtà sono penalizzate, come l’intero settore agricolo, dall’aggravarsi dei conflitti geopolitici e della crisi climatica, con ricadute significative sui costi di produzione, mentre sul mercato, anche nel bio, in molti casi sono calati i prezzi pagati ai produttori. Sebbene il biologico abbia una maggiore capacità di resilienza, risente comunque delle crescenti criticità che stanno mettendo a dura prova l’intero settore agricolo. A questa pressione si aggiunge il peso significativo degli adempimenti burocratici, amministrativi e dei costi di certificazione»
Confagricoltura: aziende in difficoltà
«Il biologico – commenta in una nota Confagricoltura – rafforza quindi il rapporto di fiducia tra agricoltori e consumatori, tuttavia molte aziende agricole del settore, non riuscendo ad affrontare le difficoltà sempre più incalzanti, nell’ultimo periodo hanno dovuto abbandonare il sistema produttivo certificato».
Il fatto che crescano i consumi dei prodotti biologici, ma diminuiscano le superfici dedicate è indicativo, spiega Confagri, del fatto che «per le imprese del settore è sempre più difficile far quadrare i conti, tra le avversità climatiche che colpiscono seriamente le colture, l’aumento dei costi di produzione, il peso degli adempimenti amministrativi e un contesto internazionale sempre più incerto».
Per Gian Maria Cunial, presidente della Federazione nazionale Agricoltura Biologica di Confagricoltura, «bisogna garantire una concorrenza leale, compresi standard uguali per le importazioni, e valorizzare laddove possibile le produzioni biologiche italiane. In questa direzione il nuovo marchio bio nazionale è il segnale che, come Paese, si sta cercando di salvaguardare le eccellenze agricole nostrane e di farle conoscere ai consumatori attraverso un logo dedicato».
Secondo un recente sondaggio realizzato dal Copa Cogeca tra gli agricoltori Ue, la priorità è infatti la sostenibilità economica delle imprese: «Per rafforzare il comparto – dichiara Emilio Fidora, presidente del Gruppo Agricoltura Biologica del Copa Cogeca – occorre promuovere i consumi, investire nell’informazione e nell’educazione delle nuove generazioni, aumentando la consapevolezza dei cittadini sul valore delle produzioni bio e sul significato del marchio europeo. In vista della prossima Pac – aggiunge – chiediamo misure specifiche per tutta la filiera, dalla produzione alla commercializzazione, accompagnate dall’istituzione di una Ocm specifica che affianchi concretamente il lavoro delle imprese agricole del comparto».











