Quasi 40 imprese al giorno, sabati e domeniche inclusi. I dati elaborati da Cerved sull’apertura delle procedure di crisi nel primo semestre evidenziano numeri in crescita. Se in generale le liquidazioni giudiziali aumentano del 2,4%, gli altri strumenti crescono in misura maggiore, con un balzo del 16,6%.
Complessivamente si arriva a 6.672 casi, in aumento del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. La quota maggiore è quella legata alle liquidazioni giudiziali, arrivate a 5.401. Qui i numeri lievitano del 2,4% e si tratta di una crescita nettamente più contenuta rispetto al +15,7% del primo semestre 2025. Gli altri strumenti di regolazione della crisi aumentano del 16,6%, a 1.271 casi, portando la loro incidenza al 19,0% del totale considerato.
Tra le singole tipologie, i concordati preventivi crescono del 24,6% nel semestre e le misure protettive e cautelari con procedura del 35,9%; gli accordi di ristrutturazione diminuiscono invece del 20% nel semestre, nonostante il +21,1% del secondo trimestre.
Guardando ai valori in termini di macro-comparti, la crescita delle liquidazioni giudiziali è differenziata per comparto. I Servizi concentrano il 38,2% dei casi, seguiti da Costruzioni (22,9%) e Distribuzione (22,7%); quest’ultima cresce del 7,1%, mentre l’Industria avanza del 6,0%.
Tra i singoli settori a spiccare è ancora una volta l’Edilizia, che rimane al primo posto con 831 liquidazioni giudiziali, sugli stessi livelli del primo semestre del 2025. Settore, quello dell’edilizia, che paga in questa fase anche i forti rincari dal lato delle materie prime, extra-costi che le stazioni appaltanti faticano a riconoscere con la rapidità necessaria, così come in forte ritardo è il ministero delle Infrastrutture nell’erogazione degli arretrati legati agli appalti pubblici. L’ultima stima di Ance evidenziava un gap nell’ordine dei 3,8 miliardi di euro per l’intero sistema Italia.










