Il treno veloce da solo non basta. Se non entra in gioco l’intermodalità che crea un ponte con gli altri mezzi, con le reti e con i servizi, una parte del vantaggio si perde per strada. All’appuntamento romano Most 2026 «La mobilità che diventa sistema», il tema è il passaggio dai progetti alle applicazioni: come far arrivare le tecnologie sul mercato e nella vita quotidiana. Ma anche come proseguire sulla via tracciata dal Pnrr.
Il conto Pnrr
Il Centro nazionale per la mobilità sostenibile, nato nel 2022 con i fondi del Piano, ha presentato il bilancio del lavoro svolto e le prossime mosse. Innanzitutto con un voce finanziaria: «378 milioni di euro del Pnrr» trasformati nell’ultimo triennio in «attività di ricerca, trasferimento tecnologico e sostegno operativo per la mobilità sostenibile», spiega una nota. Il conto comprende «oltre 50 prototipi e 90 progetti ad alta maturità tecnologica, per un valore complessivo di circa 110 milioni di euro». Ma dalla teoria occorre scendere nella pratica. Il nuovo piano vale circa 10 milioni di euro: la fetta maggiore, 5,5 milioni, va al programma Fast Track to Market, pensato per accompagnare i risultati della ricerca verso applicazioni e mercato. Sono previsti anche 1,5 milioni di euro per progetti guidati dalle esigenze industriali, un milione per le startup e 500mila euro per favorire l’accesso alle infrastrutture di ricerca.
Dal laboratorio alla realtà
L’obiettivo è accorciare la distanza fra laboratorio e impresa. Per il presidente di Most, Ferruccio Resta però «senza regole la tecnologia resta prototipo». Per Resta, «la domanda non è cosa succede a Most dopo il Pnrr, ma quale mobilità vogliamo per l’Italia di domani». E il passaggio richiede decisioni: «Gli strumenti ci sono, e sono nostri: ora serve il coraggio di fare delle scelte», aggiunge. Anche le aziende più piccole rientrano nel lavoro del Centro. Attraverso i bandi sono state coinvolte 174 Pm»; nel biennio 2024-2025 le iniziative per l’imprenditorialità hanno raccolto oltre 300 candidature e assegnato 8,5 milioni di euro di contributi a 50 startup. A questi si aggiungono 2,9 milioni di euro investiti in equity in nove startup innovative. Per il futuro, Most annuncia un piano di consolidamento 2027-2029 e una pipeline di oltre 70 milioni di euro su progetti Mur ed europei per il biennio 2027-2028. Fra i campi di ricerca c’è «la decarbonizzazione dei trasporti, la mobilità autonoma e connessa, la sicurezza delle infrastrutture, l’innovazione della logistica», spiega il Cenro. Il filo che li unisce è l’utilizzo di dati e tecnologie per collegare mezzi, reti e servizi.
Reti interconnesse
«Possiamo avere il treno più veloce, l’auto più intelligente, il porto più tecnologico, ma se questi sistemi non dialogano tra di loro perdiamo una parte enorme del loro potenziale», osserva la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. La continuità dopo il Pnrr è il punto politico: «Vogliamo consolidare questo modello, dare continuità agli investimenti, trasformare le reti nate col Pnrr in un patrimonio permanente per il Paese». Un esempio di applicazione arriva dalle autostrade. L’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, richiama il lavoro sulla Tangenziale di Napoli, che presenta come la «prima Smart Road italiana certificata dal Mit», realizzata in collaborazione con Most. Telecamere intelligenti, sensori e antenne permettono di raccogliere informazioni sul traffico e sviluppare servizi come il «Dynamic Speed Limit, che suggerisce la velocità ottimale per migliorare fluidità e sicurezza». Per il numero uno di Aspi «l’innovazione è elemento essenziale per il futuro del settore autostradale». L’impegno del gruppo si traduce in «oltre 3,3 miliardi di euro di investimenti in manutenzione, infrastrutture e tecnologie solo tra il 2025 e il primo semestre 2026». A chiudere il cerchio è la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli: «La mobilità sostenibile non è un intervento una tantum ma una scelta di sistema». Per questo, sostiene, «ora serve tornare a investire con continuità e visione», includendo manutenzione, sicurezza e resilienza delle reti.










