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Tecnologia

Abbiamo armi spaziali in orbita

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 16, 20264 min di lettura
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Abbiamo armi spaziali in orbita

Ronald Reagan lanciò le “guerre stellari” negli anni ‘80, sul finire della Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica.

Ora per la prima volta gli Stati Uniti ammettono di aver dispiegato armi nello spazio. 
L’annuncio arriva in Maryland dal segretario all’Aeronautica, Troy Meink, e suona come un avvertimento a Cina e Russia: anche lo spazio è un campo di battaglia.

“Continuiamo a garantire di essere pronti ad affrontare le sfide in evoluzione ovunque queste siano”, ha detto Meink. “Per questo gli Stati Uniti ora posseggono armi di controllo spaziale in orbita, in grado di difendere le forze congiunte contro azioni ostili dei nemici”.

Non ci sono dettagli tecnici, di quali siano le armi in orbita non è stato detto nulla. Ma il comando spaziale americano ha precisato obiettivi e mezzi: “Il controllo dello spazio comprende aree di missione necessarie per contendere e controllare il dominio spaziale, impiegando mezzi cinetici e non per incidere sulle capacità avversarie. Queste capacità possono essere impiegate a fini offensivi e difensivi“. 

In pratica, parliamo di laser per accecare i satelliti, disturbo delle frequenze, attacchi informatici o veri e propri proiettili per distruggere fisicamente i satelliti in orbita.

 

Troy Meink, secretary of the US Air Force, during an announcement in the Oval Office at the White House in Washington (ANSA)

Pechino e Mosca hanno reagito subito. 

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha chiesto a Washington di “fermare l’espansione delle capacità militari e la preparazione di una guerra nello spazio”, accusando gli USA di trasformare il cosmo in un teatro di scontro.

Sulla stessa linea il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: “Noi contiamo su un ampio consolidamento internazionale per poter lavorare verso la completa smilitarizzazione dello spazio. Lo spazio deve essere libero da ogni tipo di arma”. 

Dichiarazioni che stridono con le notizie secondo cui da tempo anche Russia e Cina sviluppano tecnologie anti-satellite. È recente il veto opposto da Mosca al Consiglio di Sicurezza dell’ONU su una risoluzione contro le armi di distruzione di massa in orbita.

 

La Russia lancia satelliti militari nello spazio dal cosmodromo di Plesetsk

La Russia lancia satelliti militari nello spazio dal cosmodromo di Plesetsk (Reuters)

Oggi le infrastrutture satellitari sono vitali per qualsiasi operazione militare, dalle comunicazioni al puntamento dei missili. 

Proprio per testare i propri mezzi, gli Stati Uniti hanno appena concluso l’esercitazione “Apollo Maneuvers”, la più grande operazione orbitale della loro storia. Tuttavia, la mancanza di trasparenza sulle armi effettivamente dispiegate rischia di scatenare una pericolosa corsa agli armamenti basata sui sospetti reciproci.

L’idea di una guerra tra le stelle non è nuova, dicevamo. Nel 1983 Ronald Reagan lanciò il suo scudo spaziale, il celebre piano “Star Wars”, per neutralizzare gli attacchi nucleari sovietici. “Manterremo la pace con la forza: la debolezza è un invito all’aggressione”, diceva Reagan. All’epoca la tecnologia non era pronta e nonostante spese enormi il piano si arenò. 

Oggi, invece, l’elettronica militare rende quegli scenari molto più concreti. Nel 2019 Donald Trump creò la Space Force e finanziò il progetto “Golden Dome”, un sistema di difesa missilistica che prevede proprio l’uso di intercettori spaziali.

C’è peraltro un problema in più rispetto ai tempi della Guerra fredda. 
Nel 1983 i satelliti in orbita erano appena 360. Oggi sono oltre 15mila, si calcola: 10mila solo quelli di Starlink attivi in orbita bassa, quasi 45mila se si considerano anche i satelliti dismessi, i frammenti e gli stadi di razzi esauriti. Una guerra spaziale che distrugga fisicamente i satelliti creerebbe sciami di detriti, con il rischio di paralizzare non solo le operazioni militari, ma l’intera rete globale dei servizi civili, commerciali e di navigazione.
 

Il presidente Reagan e il segretario generale Gorbaciov mentre firmano il Trattato INF nella Sala Est della Casa Bianca l'8 dicembre 1987

Il presidente Reagan e il segretario generale Gorbaciov mentre firmano il Trattato INF nella Sala Est della Casa Bianca l’8 dicembre 1987 (White House Photographic Office)

Satelliti nel cielo del deserto di Atacama (F. Kamphues, ESO/M. Kornmesser)

Satelliti nel cielo del deserto di Atacama (F. Kamphues, ESO/M. Kornmesser) (F. Kamphues, ESO/M. Kornmesser)

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