La trattativa sulla vertenza Electrolux al Mimit va avanti a oltranza, con l’obiettivo di costruire la cornice di un accordo. Le parti, però, ancora in tarda serata erano distanti.
Nell’ultimo incontro la multinazionale aveva illustrato numeri nuovi sugli esuberi e sulle uscite e una apertura a rivedere certe produzioni. Per i sindacati, Fiom, Fim e Uilm, è dirimente che eventuali uscite siano tutte volontarie e incentivate e che venga preservato un certo perimetro occupazionale, ben più ampio rispetto a quello a cui poterebbero i 1.190 esuberi a cui è scesa Electrolux, dopo che all’inizio della vertenza, la scorsa primavera, ne aveva annunciati oltre 1.700. Per questo servirebbe anche un insieme di ammortizzatori sociali e politiche attive molto ampio. Altro capitolo su cui non c’è disponibilità a scendere a patti da parte dei sindacati è la chiusura del sito di Cerreto d’Esi, dove si producono cappe: i sindacati chiedono la continuità produttiva fino a quando non si troverà un nuovo investitore.
Dal canto suo il Governo sarebbe disponibile a valutare se reintrodurre i “Contratti di solidarietà espansivi” , come ha spiegato, secondo fonti sindacali, il capo dell’Unità di crisi del Mimit, Giampietro Castano, evidenziando che, però, non si tratta del solo strumento idoneo a proteggere l’occupazione. I contratti di espansione, la cui applicazione era stata proposta nei precedenti incontri dalle organizzazioni dei lavoratori, vincolano le uscite dal perimetro aziendale a un numero da definire di ingressi di giovani. La misura è stata adottata in Italia fino al 2024. Da allora non è più stata finanziata. Al ministero delle Imprese e Made in Italy i tecnici stanno esaminando la disponibilità delle risorse necessarie per rifinanziare gli strumenti necessari per incanalare la trattativa verso la chiusura che sembra meno scontata del previsto.
Barbara Tibaldi, segretaria nazionale della Fiom Cgil, responsabile per l’elettrodomestico, spiega che «le prime ore di trattativa non hanno sciolto il nodo centrale, ossia salvaguardare produzioni, lavoratori e il sito di Cerreto d’Esi. Dobbiamo garantire il ricambio generazionale e l’occupazione e che a Cerreto non si trasferiscano le produzioni altrove. Andremo avanti finché sarà necessario».
«Non arrivano per ora le risposte attese. Al termine del tavolo tecnico, le posizioni espresse dalla direzione aziendale si confermano ancora distanti da un’ipotesi di intesa», sintetizza Massimiliano Nobis, segretario nazionale della Fim Cisl. «Oggi durante l’incontro, sul tavolo tecnico, l’azienda non ha dato le aperture necessarie per trovare un’intesa d’accordo – continua il sindacalista -. Abbiamo chiesto con forza di ridurre gli esuberi, che restano ancora molto alti sia per la componente impiegatizia sia per quella operaia. Abbiamo sollecitato investimenti precisi sulla produzione e abbiamo chiesto soprattutto certezza per la continuità produttiva e lavorativa dello stabilimento di Cerreto d’Esi e per l’intero indotto industriale. Mancano ancora risposte concrete sui punti centrali della trattativa. Ora si apre la fase del tavolo politico: ci auguriamo che da questo livello di confronto l’azienda cominci finalmente ad entrare nel merito delle nostre richieste, offrendo garanzie reali per l’occupazione e il rilancio dei siti produttivi».








