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Home » Acquacoltura in mare aperto, Italia fanalino di coda in Europa
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Acquacoltura in mare aperto, Italia fanalino di coda in Europa

Sala StampaDi Sala StampaAprile 15, 20262 min di lettura
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Acquacoltura in mare aperto, Italia fanalino di coda in Europa

Sulle tavole degli italiani c’è sempre più pesce, allevato e soprattutto straniero. Appena 19 concessioni per gli allevamenti in mare su oltre 8mila chilometri di costa fanno dell’Italia la cenerentola d’Europa nel settore. Nonostante un consumo superiore alla media europea, 31 kg pro capite l’anno contro 24, concentrato al 60% fuori casa e cresciuto del 3% nel 2024, il deficit complessivo ha raggiunto l’86% (quello Ue si ferma al 73%, con un rosso nella bilancia commerciale di 20 miliardi, di cui sette a carico dell’Italia). Eppure l’acquacoltura è un settore in salute con ampi margini di crescita vista anche la crisi della pesca tradizionale, ai danni della quale ha operato a livello globale un sorpasso storico lo scorso anno destinato a consolidarsi nel 2050 quando, secondo la Fao, coprirà il 70% dei consumi mondiali.

Obiettivo: raddoppio della produzione

Come emerso in un recente incontro promosso dall’Associazione piscicoltori italiani, gli allevamenti puntano a raddoppiare la produzione, alleandosi con la pesca tradizionale per intercettare un consumo crescente sempre più coperto dalle importazioni. Un obiettivo possibile a patto di superare i nodi strutturali che frenano la crescita del settore, a partire da quello delle concessioni per gli allevamenti in mare aperto: i 19 italiani si confrontano con i 540 della Turchia e gli oltre 300 della Grecia, principali competitor dell’area mediterranea.

Senza contare la Norvegia, il cui salmone con migliaia di allevamenti rappresenta la prima industria nazionale (davanti anche al petrolio) come dimostra l’invasione del mercato mondiale, ben accompagnata e finanziata dal ricco ente di promozione statale. Il Paese scandinavo è arrivato a produrre 1,5 milioni di tonnellate di pesce in mare, mentre l’Italia è ferma a 15mila.

In Italia la pesca tradizionale prevale ancora sull’acquacoltura, con una produzione di circa 65 milioni di tonnellate e 600 milioni di fatturato contro 51 milioni e 400 di fatturato, realizzato in oltre 800 siti produttivi.

Le eccellenze nell’acquacoltura interna

Nell’acquacoltura “interna” brillano però alcune nicchie: l’Italia è il primo produttore di caviale da storione in Europa e il secondo al mondo dopo la Cina, che ha avuto una crescita molto veloce in breve tempo e ora occupa il 54% del mercato mondiale. Anche il comparto dell’avannotteria di spigole e orate è triplicato negli ultimi cinque anni, ma l’Italia assorbe solo il 10% della produzione e la logistica difficile rischia di frenare l’export. Se ci fossero più allevamenti sarebbero già pronti i rifornimenti per una filiera 100% Made in Italy.

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