Sono sul lastrico. Qualcuno ha già chiuso l’attività, altri sono stati costretti a licenziare. Altri ancora hanno paura di fallire. Non è bastato ristrutturare i debiti dell’azienda, godere di agevolazioni per le attività zootecniche, rivedere le tabelle ministeriali al ribasso per l’acquisto di gasolio. Gli agricoltori calabresi sono in strada, a presidiare con i propri mezzi, piazze, svincoli, porti, aeroporti, aree industriali, sedi istituzionali. Sfiniti, impauriti, indignati. Protestano a oltranza insieme agli autotrasportatori contro i rincari del prezzo dei carburanti che gravano sul comparto produttivo e sugli spostamenti quotidiani.
I luoghi di sit in e raduni
Una contestazione dura, che sta interessando da otto giorni varie zone della regione e che culminerà domani con una manifestazione nazionale, in piazza Loreto a Cosenza. Nel tardo pomeriggio di oggi il raduno è sempre nella città Bruzia, ma in piazza Europa.
A Francavilla, Cerchiara, Villapiana, a San Marco Argentano, a Vibo, a Lamezia, nel Pollino e nella Sila, nell’alto Jonio cosentino, gli agricoltori calabresi hanno mostrato in pubblico le loro lacrime, hanno raccontato storie di emigrazioni e ritorni, di sacrifici insostenibili per proteggere le proprie aziende. Hanno sversato sull’asfalto il latte contenuto nelle cisterne, merce venduta a 38 centesimi il litro contro il costo del carburante agricolo a 1,68 euro, praticamente raddoppiato.
«Compriamo grano o gasolio?»
«Lavoriamo in perdita. Ogni giorno siamo costretti a scegliere, compriamo il grano o il gasolio?». «Vendiamo i nostri prodotti come 20 anni fa, quello che valeva 1000 lire adesso vale 50 centesimi». «Abbiamo costi di produzione sempre più alti, la siccità ci costringe a irrigare i campi e a pompare acqua di continuo». «Lasciateci almeno la dignità». Le loro voci si accavallano, diventano un tutt’uno con quelle degli autotrasportatori che intanto trattano con la Regione per avviare una interlocuzione con il Governo. A sostegno della protesta ci sono anche sindacati, sindaci e studenti.
Il ruolo di Zangari
Nei primi giorni della protesta aveva fatto scalpore la disperazione manifestata pubblicamente da un uomo di Polistena, Antonio Zangari, condannato in primo grado dal tribunale di Vibo Valentia a 4 anni di reclusione per associazione a delinquere semplice e ricettazione nell’ambito del maxi processo Olimpo Maestrale. Ma non è lui il volto simbolo della crisi degli agricoltori calabresi, sebbene sia stato uno dei promotori del Movimento popolare nazionale che guida la mobilitazione.









