Inizia l’iter, all’Europarlamento, della proposta di riforma del testo presentato dalla Commissione europea sul Regolamento di taglio delle emissioni di CO2 per il settore auto al 2035. Su tratta del primo e del più importante tra i documenti a cui Consiglio (Paesi membri) e Parlamento (Gruppi politici) stanno lavorando per modificare la visione della Commissione Von der Leyen sul comparto automotive e arrivare ad una sintesi, nel Trilogo, nei primi mesi del 2027.
«La bozza di relazione supera molte criticità della proposta della Commissione, dando risposta alle preoccupazioni del settore con soluzioni concrete: ora è importante che venga approvata senza indebolirne il contenuto» sottolinea il vicepresidente di Confindustria per l’Unione europea, Stefan Pan. Il testo è stato formalmente presentato alla Commissione Envi – relatore è l’europarlamentare di Forza Italia-Popolari, Massimiliano Salini -, ci sarà una settimana per la presentazione degli emendamenti e poi, tra dieci giorni, l’avvio della discussione che dovrà cercare una sintesi su questioni apparentemente tecniche ma in realtà relative a precise visioni industriali. La commissione ENVI sarà chiamata ad approvare il testo finale, che verrà poi presentato e votato dall’Eurocamera e utilizzato come base per avviare i negoziati con il Consiglio dell’UE.
Tra le novità principali, c’è l’introduzione, con l’entrata in vigore del Regolamento, di una nuova categoria di veicoli a zero emissioni alimentati esclusivamente con carburanti sostenibili (VEEF) e la possibilità di distinguere i percorsi di decarbonizzazione di auto e commerciali leggeri, dando maggiore tempo e margini di manovra a quest’ultimo settore. Tra i punti in campi, la possibilità di utilizzare – fin da subito e non dal 2035 – carburanti rinnovabili sostenibili e acciaio verde per ottenere crediti di emissioni, con un sistema di crediti rafforzato anche oltre il 2035
«Si tratta di un primo passo – insiste Pan – ma testimonia la progressiva presa di coscienza da parte dei legislatori di Bruxelles. Fissati gli obiettivi di decarbonizzazione, è giusto lasciare agli operatori e ai consumatori la possibilità di scegliere le soluzioni migliori per ciascun contesto, superando l’approccio ideologico e universalistico che ha caratterizzato le strategie europee fino a oggi».
In Europa si sta giocando una partita complessa intorno al settore auto, che incrocia non soltanto culture politiche diverse ma anche visioni di politica industriale divergenti. Non è escluso che la proposta vada incontro ad un voto “a maggioranza variabile”, con l’appoggio delle Destre e senza il sostegno dei Socialisti, ad esempio. Ed è altrettanto prevedibile che sull’Industrial Accelerator Act, altro importante capitolo di riferimento per il futuro dell’industria dell’auto, si configuri in Consiglio una netta contrapposizione tra la Francia, favorevole al sistema del Made in Europe, con l’obbligo di avere a bordo delle vetture una percentuale di componenti realizzati da produttori europei – fino al 70% – per poter usufruire di crediti e aiuti, e la Germania, molto più critica su questo aspetto.









