La crisi dell’ordine mondiale innescata dai conflitti in corso mette l’Italia davanti ad una sfida molto ardua, ma necessaria: aumentare con decisione la produttività dell’economia, che pur avendo mostrato dal 2019 una buona tenuta ora ha una crescita molto modesta. Le politiche pubbliche devono abbassare il debito statale per liberare risorse da destinar a politiche sociali e sviluppo, e si devono affrontare le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana: “La scarsa innovazione, i bassi livelli di capitale umano, la dipendenza energetica. Lo sforzo di investimento degli ultimi anni va proseguito e reso più efficace, migliorando la qualità dell’azione pubblica”.
Nelle considerazioni finali del 2026 il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, indica la strada per una decisa innovazione – a partire da un ampio utilizzo dell’intelligenza artificiale – che prima di tutto valorizzi i giovani e guardi al futuro: “L’Italia deve guardare al futuro con determinazione. Ha punti di forza importanti: conoscenze scientifiche all’avanguardia, risorse umane da valorizzare, un sistema produttivo con eccellenze riconosciute, una solida posizione finanziaria di banche, imprese e famiglie. È un patrimonio prezioso. Perché diventi un vero vantaggio, occorre orientarlo verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire”.
L’Italia ha molti punti forza, bisogna investire. Valorizzare le competenze
In prospettiva – scrive Panetta – il nodo della competitività rischia di tornare centrale. “La presenza degli esportatori italiani resta limitata nei mercati asiatici, destinati a essere i principali motori della domanda globale, mentre la concorrenza cinese accresce la pressione anche nei comparti manifatturieri tecnologicamente avanzati. L’Italia conserva punti di forza rilevanti nella meccanica, nella farmaceutica e nelle produzioni di qualità: solo investendo e innovando saranno valorizzati”. Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. “Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme”. Insomma bisogna “creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo. Solo così l’Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro”. Temi che riecheggiano i punti chiave del rapporto annuale Istat di quest’anno.
Favorire l’adozione dell’intelligenza artificiale, evitare gli errori del passato nell’adottare le innovazioni
Tuttavia, ricorda Panetta, perché l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa, occorre favorirne l’adozione nelle imprese – incluse quelle piccole e medie – e investire nella formazione delle persone. “I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze, affinché i guadagni di produttività si traducano non solo in maggiore efficienza, ma anche in nuove opportunità di lavoro e in una più ampia partecipazione ai frutti dell’innovazione”. Quindi la tecnologia sarà il terreno decisivo di questa sfida. Intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro, la domanda di competenze. “Restare ai margini di questa trasformazione significherebbe accettare un arretramento della capacità di crescere, proprio mentre l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa. Siamo ancora in una fase iniziale”. Per il Governatore “vi è quindi il tempo per evitare che si ripeta l’esperienza degli anni novanta. Allora, nell’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, si accumularono ritardi che hanno poi frenato la produttività per decenni37. Oggi occorre agire con rapidità. Il contributo potenziale è rilevante. La produttività del lavoro potrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta, e di oltre 1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva”.
Lo scenario internazionale: il prezzo del petrolio e l’inflazione
Panetta analizza la situazione internazionale che “è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico. Il blocco dello stretto di Hormuz – attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e di gas liquefatto – ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche. Il prezzo del petrolio è aumentato in tutte le aree geografiche, riflettendo l’integrazione delle catene produttive e distributive globali. Nel mercato del gas, più frammentato, i prezzi hanno seguito traiettorie differenziate: sono cresciuti in Europa e in Asia, aree dipendenti dalle importazioni; sono rimasti stabili negli Stati Uniti, dove l’abbondanza della produzione interna e i vincoli infrastrutturali all’esportazione attenuano la trasmissione delle tensioni internazionali ai prezzi domestici”. Ovunque i prezzi al consumo e le aspettative di inflazione a breve termine sono in aumento. Inoltre Panetta tra gli squilibri cita la persistenza di posizioni debitorie e creditorie sull’estero di ampie dimensioni. Gli Stati Uniti hanno una posizione debitoria netta pari al 90 per cento del PIL, a fronte di posizioni creditorie in Cina, in altre economie asiatiche e nell’area dell’euro. I redditi generati da tali posizioni – interessi e dividendi – tendono ad accrescere nel tempo gli squilibri.










