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Home » «Basilicata in grado di accogliere e includere; aperta all’innovazione»
Economia

«Basilicata in grado di accogliere e includere; aperta all’innovazione»

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 26, 20264 min di lettura
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«Basilicata in grado di accogliere e includere; aperta all’innovazione»

Un programma per la tenuta e lo sviluppo del sistema industriale regionale proiettato al quinquennio 2026-2030. È quello illustrato da Francesco D’Alema, neo presidente di Confindustria Basilicata in occasione del suo insediamento durante l’assemblea pubblica «Basilicata al centro del futuro. Investire, restare e crescere» che si è svolta presso il Park Hotel di Potenza alla presenza, tra gli altri, di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria. Ben più di una traccia programmatica perché «È il tempo della responsabilità e delle scelte coraggiose, con la volontà di ritrovare il coraggio di ridefinire il modello di sviluppo», ha detto D’Alema, prima di presentare la squadra. «Quello che vi propongo oggi è di condividere non solo una traccia programmatica ma una visione: quella di una Basilicata in grado di accogliere e includere; aperta all’innovazione, agli investimenti esogeni ed endogeni, alle contaminazioni tra settori, conoscenze e competenze, alla collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca; aperta, soprattutto, alla capacità di mettere in discussione modelli consolidati».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nel suo discorso D’Alema, ha anche tratteggiato l’andamento dell’economia del Sud con «anche il Mezzogiorno frena la sua corsa rispetto alle virtuose dinamiche di crescita che lo hanno interessato negli ultimi anni, rallentandone il consolidamento. In questo quadro di complessità crescenti, la Basilicata vive una condizione di estrema fragilità. Solo qualche giorno fa, il rapporto di Banca d’Italia ha certificato il ristagno della nostra economia. Chiudiamo il 2025 con il segno negativo (-0,2 per cento) dopo aver accumulato, negli ultimi anni, un consistente ritardo nei ritmi di crescita, soprattutto rispetto al resto del Mezzogiorno. Tra il 2019 e il 2023 l’economia lucana è cresciuta solo del 2,5% in termini di valore aggiunto, contro il 5,9% della media del Paese e il 7,8% del resto del Sud. Il dato è netto ma va letto anche in funzione delle forti differenze territoriali, con la provincia di Potenza che si ferma a un incremento dell’1,4%, e quella di Matera che arriva al 5,1%».

Ci sono poi l’emergenza demografica con la perdita dal 2019 del 5,16% della popolazione residente: «Vantiamo un triste record di denatalità» ha detto il neo presidente che ha messo tra le priorità il fattore competitività. «Siamo la regione italiana con il più basso indice di accessibilità infrastrutturale. Nessuna autostrada completa attraversa il territorio regionale; la rete ferroviaria è sostanzialmente secondaria per tutto il territorio ad eccezione del corridoio Potenza – Metaponto; non abbiamo aeroporti» ricordando come la regione esprime eccellenze industriali riconosciute a livello internazionale. In diversi settori, dall’energia alla manifattura avanzata, dalla chimica al turismo di qualità fino all’agroindustria. «Tali basi vanno consolidate, potenziate e arricchite». Tra le richieste più sentite D’Alema chiede: «La politica ci ascolti. È il tempo della responsabilità. Si metta fine all’assistenzialismo improduttivo e si riequilibri la spesa pubblica a favore degli investimenti capaci di generare sviluppo, occupazione e competitività».

Nel suo intervento Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha sottolineato la necessità di «creare le condizioni per fare si che le imprese siano competitive e le nuove generazioni di giovani neolaureati non vadano all’estero. È uno dei problemi più importanti in Italia sia quello relativo ai 100mila laureati che dal 2020 al 2024 sono andati via e che, purtroppo, non sono più rientrati. L’obiettivo deve essere rimettere al centro il merito». Per la Basilicata la filiera dell’automotive rappresenta un pilastro industriale di rilievo con lo stabilimento Stellantis di Melfi. «Siamo riusciti a distruggere il primo prodotto industriale europeo per correre dietro ai sensi di colpa di una casa automobilistica per il dieselgate e in quel momento qualcuno ha fatto breccia inserendo delle norme che sono fuori scala, che in nessun altro continente sta attuando e abbiamo regalato la nostra tecnologia – ha rimarcato Orsini – . Mi fa piacere leggere che Stellantis, Renault e Volkswagen abbiano chiesto di utilizzare nei prodotti venduti in Europa il 70% del prodotto europeo. La via di industrializzare l’Europa è quella giusta, non certo quella di cedere la nostra industria di base ai cinesi».

Sui costi dell’energia il presidente di Confindustria ha concluso: «Filosa ha detto una cosa giusta quando ha parlato della necessità di incidervi, oggi per tutti i nostri prodotti il primo costo industriale è l’energia. L’energia è salvaguardia nazionale, abbiamo ancora troppi gap in Italia, l’Europa deve fare un mercato unico dell’energia che è fondamentale, ma al contempo l’Italia deve trattare le quattromila concessioni di rinnovabili. E in tal senso, non è solo il Governo, anche le Regioni devono fare i ’compiti a casa’ e spingere per un mix energetico. Se i tedeschi stanno andando verso il termoelettrico non possiamo pensare di spegnerlo noi».

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