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Home » Batterio mangiacarne trovato nello stretto di Messina, Iss: rischio basso in Italia
Salute

Batterio mangiacarne trovato nello stretto di Messina, Iss: rischio basso in Italia

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 12, 20264 min di lettura
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Batterio mangiacarne trovato nello stretto di Messina, Iss: rischio basso in Italia

Dopo essere stato rilevato nello Stretto di Messina, ora la nota rassicurante dell’ISS che dice: “il rischio di contrarre un’infezione da Vibrio vulnificus nelle acque italiane è estremamente basso”, mentre in Europa le condizioni più favorevoli alla proliferazione dei batteri del genere Vibrio si registrano soprattutto nel Mar Baltico e nel Mar Nero. 

E’ stato trovato – qualche giorno fa- il cosiddetto batterio mangiacarne che ogni anno provoca diverse vittime. L’attenzione era tornata alta dopo che negli Stati Uniti oltre dieci persone hanno contratto l’infezione, che può essere mortale. Infatti una persona su cinque colpita da Vibrio vulnificus non sopravvive. A causarne la sempre maggiore diffusione è l’aumento delle temperature. Si può contrarre in diversi modi, anche ingerendo frutti di mare crudi o poco cotti.

Vibrio vulnificus, virus mangiacarne (Wikipedia)

Il batterio mangiacarne in Italia
La scoperta è dovuta a una ricerca condotta dall’Università di Messina che ha analizzato la diffusione del Vibrio vulnificus nelle acque tra la Sicilia e la Calabria e nel plancton.

 

Le conclusioni risalgono a 21 giorni fa, ma in questi giorni l’allerta si era alzata a livello mondiale perché la presenza negli Stati Uniti ha già causato la morte di diverse persone. Secondo l’analisi condotta da CBS News, negli Stati Uniti su circa 100 casi un terzo è fatale.

Una diffusione che aumenta di anno in anno per via dell’aumento delle temperature. Così nell’estate 2026, con il caldo record in gran parte d’Europa, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha alzato la guardia proprio sul noto batterio mangiacarne.

A fare il punto è l’Istituto superiore di sanità, che attraverso il Dipartimento malattie infettive chiarisce quali siano i rischi reali legati al microrganismo, spesso indicato sui media come “batterio mangiacarne” e le precauzioni da adottare.

Per l’Italia, l’Iss sottolinea che il rischio rimane estremamente basso, nonostante il batterio sia stato individuato in passato anche nel nostro Paese. Uno dei fattori determinanti e’ la salinita’. Vibrio vulnificus trova condizioni ottimali con temperature superiori ai 18 gradi e una salinita’ compresa tra 15 e 25 parti per mille, mentre la salinita’ media dei mari italiani e’ di circa 36 parti per mille.
A fornire un quadro aggiornato delle condizioni ambientali favorevoli alla presenza dei vibrioni e’ anche il “Vibrio Map Viewer” dell’Ecdc, che utilizza dati satellitari su temperatura e salinita’ delle acque europee per elaborare un indice di idoneita’ ambientale.

Come si diffonde
Il Vibrio vulnificus è capace di penetrare nel corpo umano in due modi. Il primo è la contaminazione più diretta, ovvero attraverso le ferite esposte a contatto con l’acqua salmastra, dove acqua dolce e acqua salata si mescolano, soprattutto se con temperature elevate. Attenzione anche ai tatuaggi appena fatti, perché questi presentano piccoli tagli invisibili a occhio nudo che però sono un ottimo ingresso per il batterio. Il secondo è invece attraverso il cibo e nello specifico i frutti di mare. Allerta maggiore per i frutti di mare crudi o poco cotti, il cui consumo aumenta soprattutto nella stagione estiva.

Mortalità del batterio mangiacarne
I numeri dei casi di infezione da batterio Vibrio vulnificus non sono alti, ma la percentuale di gravità dei sintomi o di mortalità è piuttosto elevata.

Il batterio in generale causa gravi infezioni alla pelle che si sviluppano come vesciche o fasce di pelle necrotizzata, mentre gli effetti più lievi sono diarrea, nausea, vomito e febbre.

Per il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie c’è da fare attenzione tanto ai frutti di mare che si mangiano crudi o quasi, quanto a fare il bagno con ferite aperte. Le aree più a rischio sono nel tratto settentrionale del Mar Baltico, il Mar Nero e alcune parti del Mare del Nord.
 

Clostridium

Clostridium (AFP)

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