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Home » Benvenuto Brunello: a Montalcino l’enoturismo genera 150 milioni di indotto
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Benvenuto Brunello: a Montalcino l’enoturismo genera 150 milioni di indotto

Sala StampaDi Sala StampaNovembre 20, 20253 min di lettura
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Benvenuto Brunello: a Montalcino l’enoturismo genera  150 milioni di indotto

In attesa che si chiarisca lo scenario sui dazi e sui mercati internazionali, Montalcino si concentra sull’incoming, sulle vendite dirette, sull’enoturismo. Già il 2024 infatti aveva fatto segnare numeri record con quasi 235mila visitatori in un anno e il 2025 sta ora confermando il trend positivo. Un flusso che, inoltre, anche a Montalcino ha importanti risvolti sull’economia locale. Si calcola infatti che ogni volta che viene stappata una bottiglia di Brunello si genera un impatto positivo sul territorio di circa 117 euro, il quadruplo rispetto al valore (all’origine) di una bottiglia di vino.

Sono alcuni dei numeri che verranno resi noti nel corso della 34esima edizione di Benvenuto Brunello l’annuale manifestazione in cui viene presentata alla stampa la nuova annata che arriva sul mercato dopo il periodo di invecchiamento (quest’anno dal 20 al 24 novembre con al debutto l’etichetta 2021).

«L’enoturismo sul nostro territorio – ha commentato il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Giacomo Bartolommei – si sta rivelando un moltiplicatore di ricchezza che influisce positivamente sulle imprese vitivinicole, alle prese con un’agenda difficile tra dazi Usa e calo dei consumi, ma anche sull’intera economia del territorio di Montalcino, per un beneficio diretto e indiretto, secondo le stime dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, da oltre 150 milioni di euro». In questi anni quindi grazie alla notorietà internazionale del proprio vino – che vale un giro d’affari tra i 250 e i 300 milioni di euro (Brunello più Rosso, “franco cantina”) – a Montalcino si è consolidata una significativa industria enoturistica con un’offerta che, secondo l’analisi del su base Ufficio di Statistica della Regione Toscana/Istat, conta su 12 esercizi alberghieri (tre dei quali a 5 stelle), a cui si sommano 180 strutture extra-alberghiere – a partire dagli agriturismi – oltre a decine di ristoranti (due gli stellati), enoteche e wine bar.

Secondo le elaborazioni del Consorzio, inoltre, le presenze nelle strutture ricettive nel 2024 hanno sfiorato la quota record di 233mila, il 6,3% in più rispetto all’anno precedente e quasi il 30% sul pre-Covid (2019). E i dati 2025 stanno consolidando questo trend: con 130mila presenze solo tra maggio e agosto e una forte crescita della domanda da Francia, Est Europa, Cina e Regno Unito. Nel complesso gli stranieri sono il 71% con presenze trainate dagli statunitensi ma in forte crescita anche Sud Corea e Cina.

Una nuova leva di business che però non sposta i valori in campo. «Siamo felici per le buone performance dell’enoturismo – continua Bartolommei – ma ovviamente il nostro principale compito è continuare a produrre e vendere vino di ottima qualità. Abbiamo vissuto un anno complesso soprattutto a causa dell’incertezza sui dazi e sulla loro entità. Una volta definito il quadro, produttori e distributori si sono organizzati per assorbire questo 15% di costi in più. Non è stato facile ma il colpo è stato in buona parte attutito. Nello scorso ottobre abbiamo poi registrato un positivo rimbalzo degli imbottigliamenti con oltre 1,92 milioni di fascette consegnate, segno che i produttori sono fiduciosi di vendere il prodotto se non l’hanno già venduto. In questo modo, sugli imbottigliamenti, è stato quasi azzerato lo svantaggio rispetto all’anno passato, perché dal -13,7% di agosto si è passati allo -0,9% di ottobre. E ora per far ripartire il mercato americano al quale non possiamo rinunciare, puntiamo, sulla nuova annata, la 2021 al debutto, sulla quale c’è grande attesa».

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