Continua la polemica per l’invito – il primo dal 2022 – alla Federazione russa di prendere parte alla Biennale di Venezia. Che adesso si estende, arrivando fino in Ucraina con le prese di posizione dei ministri.
L’invito a riconsiderare la decisione
Sono intervenuti il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiga, e quella della Cultura, Tetyana Berezhna, chiedendo di escludere la Russia dal prestigioso evento artistico. «Invitiamo gli organizzatori a riconsiderare la loro decisione» e a «mantenere la posizione di principio dimostrata nel 2022» quando la Biennale aveva invece vietato la partecipazione di chiunque fosse legato al governo russo in segno di protesta contro l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca.
La partecipazione della Russia è prevista alla nuova edizione che si terrà dal 9 maggio sotto la direzione di Pietrangelo Buttafuoco, da cui ha di recente preso le distanze il ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli, a nome del governo.
«La Russia usa la cultura come influenza politica»
«Dal 2022, la guerra condotta dalla Russia ha causato la morte di 346 artisti ucraini e stranieri e di 132 professionisti dei media», ricorda Kiev sottolineando pure che la Russia ha danneggiato o distrutto migliaia di siti culturali. «La Russia usa apertamente la cultura anche come strumento di influenza politica», hanno continuato i rappresentanti ucraini.
Pochi italiani
Per la 61esima edizione della Biennale dovrebbero essere circa 40 artisti russi a partecipare alla mostra che sarà ospitata nel Padiglione russo. Ma non sono solo i russi a finire nel mirino dei critici: in Italia inizia a destare sorpresa anche l’esigua presenza di artisti italiani invitati alla kermesse internazionale.





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