Un mercato resiliente e in tenuta visto il perdurare della crisi dei consumi in Italia o un altro anno in cui è stato mancato l’obiettivo di riprendere il percorso di crescita interrotto oramai nel 2023? Da Assobirra cercano di vedere il bicchiere – o sarebbe meglio dire il boccale – mezzo pieno, con i dati che «confermano che il comparto birrario italiano sta attraversando una fase di resilienza, seppur non priva di ostacoli e dentro uno scenario economico complesso», per dirla con le parole del presidente Federico Sannella. In un contesto europeo che non è certo brillante.
Ma cosa dicono i numeri? Nel 2025 la produzione di birra in Italia si è attestata a 16,8 milioni di ettolitri, in calo del 2,5% rispetto al 2024, mentre i consumi si sono fermati a 21,2 milioni di ettolitri (-2,5% rispetto ai 21,7 milioni del 2024). L’import si è attestato a 7,5 milioni di ettolitri (-3,8%) e l’export a 3,1 milioni di ettolitri (-6%), «confermando una dinamica che continua a pesare sulla competitività della produzione nazionale», notano dall’associazione dei produttori. Il consumo pro capite è sceso a 35,9 litri, rispetto ai 36,8 litri del 2024.
Nota positiva dal segmento delle birre low e no alcol ha continuato a crescere, passando dal 2,1% del mercato nel 2024 al 3,9% nel 2025. Secondo l’Annual Report, «la domanda complessiva di birra resta prossima ai livelli precedenti la pandemia, mentre la produzione nazionale risenta di un contesto competitivo reso più articolato dall’andamento degli scambi con l’estero».
«In un contesto segnato da stagnazione dei consumi, pressione sul potere d’acquisto e cambiamenti profondi nei comportamenti delle famiglie – continua Sanella – la birra continua a esprimere un valore rilevante perché intercetta bisogni, occasioni e stili di consumo diversi, mantenendo una forte accessibilità e una presenza trasversale nei momenti del consumo quotidiano e fuori casa. Per continuare a crescere, oggi serve un salto di qualità collettivo: fare sistema, rafforzare la filiera, sostenere il rilancio dell’horeca (consumi fuori casa, ndr), accompagnare gli investimenti in innovazione e sostenibilità e creare un quadro più favorevole alla competitività delle imprese. La birra può continuare a dare molto al Paese, ma ha bisogno di una visione industriale chiara e di un’alleanza stabile tra imprese, filiera e istituzioni».
AssoBirra ricorda come la filiera brassicola resti una componente strategica per l’economia italiana, con oltre 112mila posti di lavoro lungo l’intera catena del valore e generando più di 10 miliardi di euro di valore condiviso. E richiama l’attenzione sulla necessità di una strategia condivisa per rafforzare la competitività del comparto e accompagnarne le traiettorie di sviluppo: «La birra, infatti, non è soltanto un prodotto di largo consumo, ma un ecosistema che connette agricoltura, industria, distribuzione, pubblici esercizi e consumi. Le sfide sul tavolo riguardano in particolare la fiscalità, l’evoluzione del quadro regolatorio, il rilancio del canale Horeca, la valorizzazione della produzione nazionale e il sostegno agli investimenti in innovazione, sostenibilità e qualità».



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