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Home » Buste paga, il welfare diventa il miglior alleato contro il carovita
Economia

Buste paga, il welfare diventa il miglior alleato contro il carovita

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 15, 20264 min di lettura
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Buste paga, il welfare diventa il miglior alleato contro il carovita

Il combinato di inflazione, livello delle buste paga e cuneo fiscale che abbattono il potere di acquisto delle persone, fanno sì che il welfare sia diventato uno dei migliori alleati dei lavoratori italiani nei pacchetti retributivi. Il 78% ritiene importante o fondamentale che l’azienda offra strumenti di welfare e il 77% lo vede come un alleato contro il carovita nelle spese quotidiane.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Sono molto lontani i tempi in cui il credito welfare giaceva non speso e andava perso, dopo essere scaduto o veniva trasferito sulla previdenza integrativa. L’evoluzione tecnologica delle piattaforme digitali oggi fa sì che ci sia la possibilità di utilizzarlo per innumerevoli capitoli di spesa, dall’istruzione, alla formazione, alla palestra, a beni e servizi di diverso tipo attraverso voucher, e che ci sia molta più facilità di spesa. Su questo fronte tuttavia c’è ancora molto da fare per migliorare l’offerta: oltre un terzo di chi ha a disposizione gli strumenti di welfare li utilizza ancora poco, tanto che il 37% vorrebbe una rete di esercenti convenzionati più ampia e diffusa sul territorio per utilizzarli di più. La semplicità di utilizzo e una vasta rete di accettazione sono le due leve principali su cui si gioca l’efficacia reale del beneficio per i lavoratori e le aziende su grande scala.

L’Osservatorio “Gli italiani e il welfare aziendale”, realizzato da SWG per Satispay, racconta un Paese dove il welfare aziendale si è evoluto progressivamente ed è ormai diffusamente percepito e utilizzato come leva di sostegno economico imprescindibile. Alberto Dalmasso, ceo e cofondatore di Satispay racconta che «qualche anno fa abbiamo visto con chiarezza come il welfare aziendale si stesse trasformando in un macro trend e in un pilastro portante per la gestione del carovita e la pianificazione del futuro. Il nostro impegno è stato fin dall’inizio portare ai lavoratori un’esperienza d’uso immediata e intuitiva, la stessa che i nostri oltre 6,5 milioni di utenti conoscono già, e una rete di accettazione realmente capillare. In meno di tre anni siamo arrivati a servire oltre 430mila lavoratori in più di 45mila aziende». A luglio 2026 i volumi annualizzati di welfare aziendale erogato tramite Satispay hanno superato i 480 milioni di euro, in crescita del 197% su base annua. Sul fronte dell’utilizzo, la spesa dei fringe benefit Satispay (Buoni Acquisto) si concentra per il 78% nella fascia d’età tra i 25 e i 54 anni. La spesa dei fringe benefit avviene sia in esercenti fisici (40,6%) che attraverso gift card digitali (59,4%). Nel primo caso, la distribuzione riflette le necessità quotidiane delle famiglie: la grande distribuzione e i supermercati rappresentano la prima voce (16,3%), seguiti dalla ristorazione (12,5%) e dal retail (8%). Nel secondo, le gift card coprono un ampio spettro di bisogni quotidiani e familiari: dalla spesa alimentare ai carburanti, dall’abbigliamento all’elettronica, dai viaggi alla cura della persona. Per l’utilizzo dei buoni però la facilità e la capillarità della rete è fondamentale. Considerando il credito assegnato da giugno 2025 a giugno 2026, Satispay ha registrato che i crediti welfare assegnati vengono utilizzati in tempi rapidi: il tempo medio per esaurire i buoni pasto è stato di circa 32 giorni, quello per i fringe benefits di 42 e quello per i FlexBen di circa 51 giorni.

Tornando alla ricerca Swg, se per il 78% dei lavoratori italiani oggi il welfare è fondamentale è fondamentale per sostenere le spese quotidiane, guardando in prospettiva la situazione non è destinata a cambiare: il 73% lo considera infatti uno strumento per alleggerire le spese correnti e per avere occasioni di risparmio. Pensando alla busta paga, falcidiata dal cuneo fiscale ma anche da utenze, caro benzina e più in generale caro spesa, 3 italiani su 4 sono ormai consapevoli che percepirebbero un maggior risparmio con 200 euro in welfare rispetto allo stesso importo tassato in busta paga. E un dipendente su due preferirebbe ricevere anche il premio di produzione in crediti welfare riconoscendone il maggior valore spendibile rispetto all’aumento lordo in busta paga. Il quadro emerso fa riferimento a un contesto in cui il welfare aziendale è oggi radicato, pur limitandosi molto nella sua concezione allo sfruttamento della leva fiscale e quindi alla logica della convenienza. La metà dei dipendenti intervista ha benefit aziendali, una quota che cresce con il crescere della dimensione dell’azienda. I tre servizi più diffusi sono i buoni pasto (52%), la sanità integrativa (48%) e i fringe benefit (42%). Pur essendoci una chiara valorizzazione del welfare aziendale da parte dei lavoratori, tuttavia la sua diffusione ancora non è così forte.

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