È la dimostrazione cruda e drammatica che l’Europa è un vero e proprio hotspot climatico, dove l’aumento del calore viaggia a una velocità che è almeno il doppio rispetto alla media planetaria.
Per l’Italia, il peggio deve ancora arrivare. L’apice di questa oppressione termica è atteso tra domenica e lunedì, quando l’anticiclone africano Caronte mostrerà i muscoli nella loro massima estensione. I termometri supereranno la soglia critica dei 40°C. E il dato che deve far riflettere è la geografia di questo caldo: non stiamo parlando delle aree interne della Sicilia o della Sardegna, ma di città come Firenze e Parma, nel cuore della Toscana e dell’Emilia. Nel frattempo, metropoli come Milano continueranno a soffrire in un clima che oscilla tra il tropicale, il super tropicale e l’equatoriale. (Segue)
Siamo lontani anni luce dai mesi di giugno del secolo scorso, quando sotto la Madonnina ci si godeva giornate a 32°C e si riposava con notti fresche a 17°C. La nostra percezione si è talmente assuefatta all’eccesso che, paradossalmente, oggi accogliamo una previsione di 34°C come una buona notizia, definendola una “rinfrescata”.
Per definizione, la previsione di un “apice” presuppone un successivo calo. La speranza è che il mese di luglio possa sorprenderci spazzando via questa fase rovente; tuttavia, la cronaca recente ci insegna a essere cauti: l’accumulo di un’energia termica e igrometrica così imponente rischia di sfogarsi, alla fine dell’ondata, in fenomeni atmosferici di inaudita violenza.
Resta però uno scenario di fondo ben più inquietante. Se, come abbiamo detto, non ci troviamo di fronte a una semplice ondata ma a una “mareggiata” climatica, la ritirata di Caronte potrebbe essere solo un’illusione. Rischiamo di andare avanti a oltranza in questo limbo sahariano fino al mese di settembre, fluttuando in una nuova e logorante normalità fatta di picchi a 39°C e brevi e temporanee pause a 34°C.











