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Home » Case di comunità al via: aperture al rush finale, ma c’è l’incognita dei medici
Salute

Case di comunità al via: aperture al rush finale, ma c’è l’incognita dei medici

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 30, 20264 min di lettura
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Case di comunità al via: aperture al rush finale, ma c’è l’incognita dei medici

Il traguardo è vicinissimo anzi praticamente raggiunto: oltre mille e trecento tra Case e ospedali di comunità sono ufficialmente aperte in tempo per il triplice fischio finale fissato per oggi dall’Europa come scadenza per spendere i tre miliardi stanziati con il Pnrr per costruire queste nuove strutture della Sanità del territorio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il termine del 30 giugno fissato da Bruxelles prevedeva infatti come target minimo l’apertura di almeno 1038 Case di comunità e 307 Ospedali di comunità e i dati su cui in queste ore stanno facendo le verifiche i tecnici del ministero della Salute fanno respirare un’aria di cauto ottimismo sul raggiungimento del risultato. Sotto la lente le strutture che hanno dichiarato la piena operatività con la raccolta dei documenti che continuerà anche nei prossimi giorni – solo per le Case di comunità sono oltre 17mila le “carte” attese per l’invio a Bruxelles – ma gli ultimi numeri ufficiali sono positivi: se a metà giugno le Case di comunità per le quali le Regioni avevano dichiarato ufficialmente l’operatività erano poco più di 800, venerdì scorso si era arrivati a quota 900 che fa presagire il raggiungimento del target delle 1038 strutture sul filo di lana. Anzi i tecnici della Salute stimano che si potrebbe superare il target europeo raggiungendo subito le 1200 aperture complessive (in cantiere, ma senza scadenze precise, ce ne sono oltre 1700 in tutto di Case di comunità). Discorso molto simile per gli Ospedali di comunità che venerdì scorso erano già arrivati a quota 290 a fronte di un target di 307, insomma anche qui la meta è davvero a un passo.

Un sospiro di sollievo al ministero

Per questo al ministero della Salute si tira un sospiro di sollievo come dimostra anche la soddisfazione del ministro Orazio Schillaci che al Sole 24 ore spiega come si sia «lavorato tanto su questo target. Siamo sempre stati ottimisti. Il lavoro che stiamo facendo è di affiancamento delle Regioni e di monitoraggio continuo. Ringrazio le strutture del ministero per il grande impegno, ma anche i territori. La sfida del Pnrr era grande e troppo importante per sprecare l’occasione. Questo Paese quando vuole sa essere unito e può puntare dritto all’obiettivo. Ora lavoriamo pancia a terra sul personale. Abbiamo chiuso l’intesa con i medici di medicina generale, ma dobbiamo scrivere tutti insieme convintamente una nuova pagina per la medicina territoriale».

Ecco proprio l’accordo con i medici di famiglia andato in porto in extremis che prevede fino al massimo sei ore di impegno settimanale nelle Case di comunità con turni di non meno di 3 ore per quei dottori che non sono già impegnati nel distretto potrebbe essere la spina nel fianco. Il nodo come mostrano i monitoraggi di Agenas è riuscire a popolare queste strutture di personale e servizi – a dicembre scorso solo il 4% delle Case di comunità aveva tutti i servizi a regime – e la retromarcia del Governo sul decreto di riforma che prevedeva anche la dipendenza per i medici di famiglia da assoldare per le nuove strutture potrebbe far rischiare il flop a più di una Casa di comunità. L’accordo potrebbe non bastare come ha spiegato nei giorni scorsi l’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso che l’ha definito un «pannicello caldo» visto che al momento solo il 17% della presenza di camici bianchi è garantita dai medici di famiglia: «Proveremo a far applicare l’accordo arrivato in zona cesarini. Se entro la fine di quest’anno qualcosa si potrà realizzare sarà un gran risultato, ma noi ci contiamo poco e intanto ci siamo organizzati in modo diverso per dare il personale alle nostre Case di comunità» .

Il gap tra Nord e Sud

L’altro nodo della nuova Sanità territoriale potrebbe essere lo scarto tra Regioni del Nord dove si contano più strutture già operative e quelle del Sud che è in ritardo o ha target più bassi. Solo per quanto riguarda le Case di comunità al 30 Giugno la Lombardia ne conta già 186 operative mentre il Veneto ben 102 o il Lazio con 115 attivate contro a esempio le 42 attive della Puglia e le 48 messe in cantiere in Calabria di cui ancora non è nota l’operatività mentre in Sicilia le case di comunità attive risulterebbero 54 su 146 previste, mentre altre 27 risultano concluse e sono in via di attivazione.

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