“Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene”.
Anche per questo al ministro della Giustizia Carlo Nordio sull’istruttoria per graziare Mario Roggero “certo che gli ho detto io di andare avanti”. E “bisogna chiamare le cose con il loro nome: una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guadasigilli di istruire il procedimento” afferma la premier Giorgia Meloni in alcune dichiarazioni pubblicate dal Corriere della Sera.
Rispetto alla condanna definitiva di Roggero che lo ha portato alla reclusione nel carcere di Bollate per l’omicidio di due rapinatori, Meloni si dichiara convinta della necessità di “maggiore considerazione” perché “si possono ravvisare quelle che sia nella procedura di alcune grazie sia nelle assoluzioni di tanta giurisprudenza, vengono chiamate come dinamiche dettate da disperazione delle vittime, di stress da esasperazione e dolore”.
“Chi è in grado – domanda la premier – di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio – ammonisce Meloni- dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più. Ma siamo sicuri —si chiede ancora — che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?”.
Perché per Meloni è “un errore credere che si possa distinguere in modo netto” il momento in cui cessa l’incapacità emotiva e l’effetto di una minaccia, passando quindi da una situazione di difesa legittima a una di offesa vietata. “Se si subisce un’aggressione – afferma la presidente del Consiglio- il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità ‘combattimento’: esiste un’ ampia letteratura a riguardo che spiega come l‘adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino”.
Secondo la premier quello che è stato contestato a Roggero è proprio “di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress, con picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati di tanti settori”.
Infine, Meloni ricorda aver avviato l’iter di una nuova legge affinché venga impedito il risarcimento civile alle famiglie dei rapinatori uccisi perché così facendo le vittime delle rapine, come il gioiellere Roggero, “vengono condannate due volte”.
“E’ evidente che una condanna a 14 anni e 9 mesi abbia colpito profondamente l’opinione pubblica. Una pena del genere, per un uomo di 72 anni, significherebbe di fatto trascorrere il resto della propria vita in carcere. Noi faremo di tutto perché non sia così”. A dirlo, parlando del caso di Mario Roggero in un’intervista a Il Giornale, il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, che ieri al carcere di Bollate ha incontrato il gioielliere.
Salvini ribadisce che Roggero debba “scontare la pena nel modo meno afflittivo possibile, domiciliari, servizi sociali, lavori per la sua comunità: le alternative al carcere sono tante”. E aggiunge il leader della Lega: “Non penso” che Roggero “rappresenti un pericolo per qualcuno”. Salvini si è detto pronto a candidarlo “come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono”. Poi la precisazione sulla grazia e sul ruolo del Quirinale: “Noi non facciamo pressione su nessuno”.
Le opposizioni: Gara di propaganda sulla sicurezza”
Intanto le opposizioni attaccano: ‘La destra ha scelto di trasformare una vicenda giudiziaria in una gara di propaganda sulla sicurezza’.
La moglie del gioielliere a Mattarella: “Chiedo un atto di clemenza”
“Al presidente Mattarella mi rivolgo come Moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo di Capo dello Stato. Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l’età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società. Gli chiedo un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere degli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia”. Così Mariangela Sandrone, moglie di Mario Roggero, si rivolge al Capo dello Stato in una intervista a La Stampa. “Mi sento sospesa in un incubo che è diventato realtà. La casa è incredibilmente silenziosa. Sapere che Mario, a 72 anni e dopo una vita di lavoro, ora è in prigione è un dolore indescrivibile. È un pezzo della mia vita che mi è stato strappato”, dice la moglie del gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso, la sera del 28 aprile 2021, due dei tre rapinatori che poco prima avevano assaltato la sua gioielleria.
“Fuori da quel negozio e dai titoli dei giornali e delle tv, Mario è un uomo profondamente legato alla sua famiglia, un lavoratore instancabile, un marito e un nonno premuroso – aggiunge -. È una persona che ha sempre messo la protezione dei suoi cari al di sopra di tutto. Non è il ‘giustiziere’ che alcuni descrivono, ma un uomo che è rimasto profondamente segnato e traumatizzato da quella maledetta giornata. Vorremmo che le persone capissero davvero cosa è accaduto, come si è sentito Mario dopo che ancora una volta la sua famiglia era stata minacciata e messa in pericolo”.
La signora Roggero dice che la difficoltà più grande che ha dovuto affrontare è “vedere l’uomo che amo trasformarsi sotto il pesa del trauma dopo le rapine subite e dopo quanto accaduto. Perché, mi creda, Mario sente bene il peso di ciò che è avvenuto. Poi gestire la paura costante che potesse succedere di nuovo qualcosa e, ancora, dover affrontare il peso del giudizio, anche quello di parte dell’opinione pubblica, i processi, e l’attesa logorante di una sentenza che potrebbe distruggere la nostra vecchiaia”.
“Forse – aggiunge – avrei voluto gridare più forte quanto fossimo terrorizzati e come la nostra vita sia già finita quella sera della rapina, bel prima di questa sentenza. Oggi spero che la giustizia non cancelli la vita di chi si è trovato a subire la violenza tra le mura di casa propria”.
Procuratore generale Musti: “Parere sulla grazia? È importante il pentimento”
Pentimento, consapevolezza del fatto che le proprie azioni non fossero lecite e il perdono dai parenti delle vittime, il loro vissuto. Questioni etiche. Parla in linea teorica Lucia Musti, procuratore generale di Torino, su come un ufficio come il suo lavori per fornire un parere per la concessione della grazia. Perché su Mario Roggero al momento non ha un fascicolo sulla scrivania. A Torino infatti non c’è altro che la richiesta di grazia di ieri mattina della moglie del gioielliere del Cuneese. Una carta che non può far partire l’iter: non compete infatti alla Procura generale preparare l’istruttoria, bensì al ministero, che investirà solo successivamente la Procura generale della necessità di fornire un parere.
“È importante – sottolinea Musti- parlare dell’etica del pentimento, cioè di un elemento che il procuratore generale valuta in sede di elaborazione del parere, non vincolante, per la concessione della grazia, insieme alla consapevolezza dell’illiceità del proprio agire. Il pentimento -precisa – può avvenire nell’ambito della storia processuale; invece, quando si chiede la grazia, è quello il momento in cui si fanno i conti anche col pentimento. Una Procura generale valuta inoltre in sede di stesura parere il perdono – evidenzia Musti -, cioè come possa essere vissuto dai parenti di una vittima il fatto che il condannato riceva la grazia. C’è dunque tutta una complessità nella procedura volta alla concessione della grazia, che va a scomodare anche l’etica”.
“L’istruttoria che il pg riceve, preparata dagli uffici pubblici dello Stato del ministero della Giustizia – aggiunge Musti – si compone di tutti gli elementi raccolti dall’osservazione del percorso all’interno del carcere”, un percorso che il gioielliere ha iniziato ieri pomeriggio. Di ciò si è mostrato consapevole Stefano Marcolini, legale del negoziante, parlando fuori dal carcere di Bollate, nel Milanese, dove Roggero è detenuto. “Dobbiamo sapere che i tempi non sono brevi, credo, per un’istruttoria presidenziale – ha affermato -. La domanda di grazia è una prospettiva interessante, ma è di medio termine”, sottolineando che ieri il gioielliere “si è rivolto in modo forse un pochino diretto” al Capo dello Stato, “però ha anche detto tante altre cose che umanamente mi hanno fatto sorridere”.
Il gioielliere non risulta dunque avere la grazia come strada breve per uscire dalla cella, ma neppure i domiciliari. L’avvocato stesso ha detto che “al momento la legge non lo consente. I reati di omicidio sono ostativi alla detenzione domiciliare, non è una prospettiva”, ha precisato, così come ha escluso “le misure alternative. Per questo tipo di reato, con 14 anni da scontare, almeno all’inizio non sono possibili”, ha aggiunto.
Si attende invece risposta dal Tribunale di sorveglianza di Torino sull’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena e la richiesta di sospensione urgente. “L’istanza – ha riferito il legale – tecnicamente si poggia sulla richiesta di grazia che è stata fatta dalla moglie di Mario. C’è una norma del codice penale che consente di sospendere la pena in attesa della definizione della domanda di grazia. Ha un senso la cosa – ha concluso – quindi noi aspettiamo la risposta”.
E precisa l’avvocato: “L’ingresso in istituto, avvenuto solo alcune ore dopo il deposito della domanda, non cancella affatto l’azione della difesa, né tantomeno priva il giudice del suo potere-dovere di pronunciarsi”, sostiene il legale col collega che coordina con lui il collegio difensivo, Sergio Novani. Il gioielliere però ora è detenuto a Bollate, dunque la valutazione passerebbe di competenza.











