La crisi alimentare è stata sfiorata nell’emergenza Covid. È stata sentita ma assorbita (a caro prezzo) con la guerra russo-ucraina. Rischia di lasciare pesantemente il segno con l’esplosione della nuova crisi in Medio Oriente.
Se ne è discusso nella due giorni in corso a Bruxelles all’11mo Global Food Forum di Farm Europe, l’associazione nata 11 anni fa come think tank agricolo e oggi composta da oltre 35 organizzazioni di agricoltori (tra cui l’italiana Coldiretti), imprese della filiera agroalimentare e esponenti del mondo scientifico di 17 diversi Paesi.
Rafforzare la produzione non è sufficiente
«Rafforzare la capacità produttiva dell’Europa resta essenziale ma non è sufficiente – ha detto intervenendo al Forum l’ad di Filiera Italia e presidente di Eat Europe, Luigi Scordamaglia -. L’Ue deve ridurre la propria esposizione agli shock esterni creando riserve strategiche di materie prime agricole essenziali e di input critici come fertilizzanti e mangimi (prodotti per i quali l’Italia è fortemente deficitaria nrd). L’attuale crisi dei fertilizzanti, aggravata dalle tensioni geopolitiche e dalle misure commerciali, ha già determinato un aumento dei costi e una riduzione delle rese. Le riserve strategiche rappresenterebbero uno strumento fondamentale di gestione del rischio per proteggere agricoltori e consumatori europei da ulteriori volatilità».
Nello stretto di Hormuz bloccato un terzo dei fertilizzanti mondiali
Già nella giornata di ieri, nella riunione di Farm Europe il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini aveva ricordato come «Dallo stretto di Hormuz, oggi bloccato, passa almeno un terzo della produzione mondiale di fertilizzanti. Se consideriamo che un’altra quota rilevante è prodotta in Russia e Bielorussia ci rendiamo conto che rischiamo seriamente di restare senza uno strumento fondamentale per l’attività agricola. Senza fertilizzanti non si produce».
Le riserve alimentari strumenti di leva strategica
«Le principali potenze globali – ha aggiunto Scordamaglia – utilizzano già le riserve alimentari come strumenti di leva strategica. Cina e Stati Uniti investono massicciamente nello stoccaggio per tutelare la stabilità interna e proiettare influenza geopolitica. Mentre invece l’Ue che fa? Decide di indebolire la propria presenza proattiva in regioni come il Nord Africa e il Medio Oriente, dove l’insicurezza alimentare è in aumento. Se l’Europa intende riconquistare rilevanza strategica nel proprio vicinato, deve essere in grado di mobilitare rapidamente e in modo credibile assistenza alimentare. La sicurezza alimentare è anche politica estera».







