Il mondo del food guarda sempre più spesso a quello del beauty: la cosmetica cresce a ritmi superiori alla media manifatturiera e offre alle aziende alimentari sia un mercato profittevole in cui differenziarsi sia un modo per valorizzare materie prime e scarti di produzione. Nel 2025 il fatturato globale del settore cosmetico ha raggiunto 610,4 miliardi di dollari, +2,9% sul 2024, secondo i dati Euromonitor.
Il fatturato del comparto in Italia supera i 18 miliardi di euro, in crescita e trainato per quasi metà dall’export. Su questo terreno si affacciano pasticceri, frantoi e gruppi agroindustriali con collaborazioni che ormai sono ben più che punti di contatto occasionali.
Dai forno al flacone
Uno dei casi più recenti riguarda Iginio Massari, che con Dolci Rituali Beauty Collection ha portato in profumeria l’universo olfattivo della sua pasticceria. Il progetto, sviluppato con International Beauty – società nata nel 2024 per lo sviluppo e la distribuzione di marchi beauty – è stato presentato al Cosmoprof Worldwide di Bologna ed è arriverato nei negozi a settembre 2026, con cinque Eau de Parfum ispirate a panettone, pistacchio, caramello, vaniglia e anguria, oltre a gel doccia, scrub e lozioni corpo.
«La strategia di distribuzione prevede l’ingresso nel canale profumeria, sia catene sia indipendenti, e nei department store», spiega Gianluca De Nicola, direttore generale di International Beauty. Non è il primo pasticcere a muoversi in questa direzione: lo spagnolo Jordi Roca ha realizzato tre eau de toilette ispirate ai suoi dessert, il campano Sal de Riso sette fragranze.
L’olio che diventa crema
Una delle operazioni più strutturate nel comparto olio degli ultimi mesi, da sempre associato anche ai trattamenti di bellezza, arriva dal Frantoio Bonamini, in Val d’Illasi (Verona), che a giugno ha lanciato una linea cosmetica completa a base del proprio olio extravergine di oliva biologico, profumata all’iris. Il progetto nasce da oltre dieci anni di ricerca, spiega Sabrina Sartorari Bonamini, titolare del frantoio: «Questa è la rinascita di un progetto in cui crediamo da oltre dieci anni, quando ancora in pochi nel mondo dell’olio osavano parlare di cosmesi». L’azienda, attiva dal 1965, produce 280mila bottiglie l’anno di olio extravergine; la linea cosmetica sfrutta gli stessi polifenoli antiossidanti dell’olio da tavola, riproposti in creme viso, saponi e shampoo.
La filiera (antispreco) del caffè
Tra i casi più citati di economia circolare c’è quello di Intercos e Amarey, startup fondata dalla famiglia Illy, che dalla silverskin del caffè – la pellicola che riveste i chicchi ed è scartata durante la tostatura – hanno ricavato un burro cosmetico emolliente con illycaffè. «Vogliamo valorizzare tutte le possibili tipologie di scarto, perché sappiamo che sono ancora molto ricche di molecole reinseribili in altri circuiti produttivi», ha dichiarato David Brussa, direttore Qualità Totale e Sostenibilità di illycaffè.










