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Home » Corre l’influenza, il picco si avvicina e in Inghilterra è già allarme: “La sfida più seria dopo la pandemia”
Salute

Corre l’influenza, il picco si avvicina e in Inghilterra è già allarme: “La sfida più seria dopo la pandemia”

Sala StampaDi Sala StampaDicembre 12, 20256 min di lettura
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Corre l’influenza, il picco si avvicina e in Inghilterra è già allarme: “La sfida più seria dopo la pandemia”

Sale ancora la curva dell’influenza e si avvicina il picco di casi che potrebbe arrivare già a fine mese: la scorsa settimana, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, 695 mila italiani sono stati messi a letto da infezioni respiratorie acute, circa 100 mila in più rispetto alla settimana precedente e con un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 4 milioni di casi e che fa prevedere una stagione da record che potrebbe superare i 16 milioni di casi complessivi. Sempre più spesso a causare i contagi sono virus influenzali, specie A/H3N2, tipo già noto ma che negli ultimi anni ha circolato poco e che quest’anno si è presentato anche con un ceppo nuovo che sarebbe stato all’origine dell’allungamento della stagione influenzali nell’emisfero Sud, dove i contagi sono rimasti alti almeno per un mese in più del solito. Intanto l’epidemia di “super influenza” colpisce vari Paesi, con particolare allarme nel Regno Unito dove secondo il ministro della Salute d’Oltremanica rappresenta “una sfida mai vista dalla pandemia” di Covid per gli ospedali del servizio sanitario pubblico.

Corre l’influenza e si avvicina il picco, bambini i più colpiti

“Questa settimana si registra un aumento sostenuto dei casi di infezioni respiratorie acute registrati dalla sorveglianza RespiVirNet”, ha sottolineato la direttrice del dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss Anna Teresa Palamara, che precisa però che l’aumento è “in linea con l’andamento atteso per questo periodo dell’anno”. Quanto al picco, “non è possibile prevedere esattamente quando si raggiungerà”: “di solito si registra tra fine dicembre e fine gennaio, ma nelle prossime settimane è probabile che l’incidenza delle infezioni rimanga alta”. Secondo il bollettino settimanale, nella settimana tra l’1 e il 7 dicembre sono stati colpiti da infezioni respiratorie 12,4 italiani su 1.000. Ancora una volta la fascia di età più interessata è quella dei bambini al di sotto dei 4 anni, con un’incidenza tripla (38 su 1.000) rispetto alla popolazione generale. Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Sardegna le Regioni con più infezioni. Quanto ai virus circolanti, aumenta la quota di infezioni riconducibili ai virus influenzali, che sono responsabili di circa un quarto dei casi di malattia. Tra i virus influenzali, poi, al momento risulta dominante il tipo H3N2. Le altre infezioni sono dovute soprattutto a Rhinovirus, Adenovirus, virus Parainfluenzali. “Ricordiamo le principali misure di prevenzione”, aggiunge Palamara. “La vaccinazione, per cui si è ancora in tempo dal momento che il virus circolerà ancora per diverse settimane, una rigorosa igiene delle mani, il rispetto della cosiddetta etichetta respiratoria, ad esempio tossendo in un fazzoletto o nell’incavo del braccio, evitare i luoghi chiusi e affollati in presenza di sintomi”, conclude.

Allarme in Inghilterra: 2600 ricoveri al giorno

L’epidemia di “super influenza” segnalata in questa stagione in vari Paesi, e con particolare allarme nel Regno Unito, rappresenta “una sfida mai vista dalla pandemia” di Covid per gli ospedali del servizio sanitario pubblico (Nhs). Questo il preoccupante messaggio lanciato dal ministro della Salute britannico, Wes Streeting, facendo sue le inquietudini montate negli ultimi giorni sull’isola per un numero di contagi indicato come superiore alla media di questo periodo dell’anno, specialmente fra i bambini e i ragazzi, e di un totale di ricoveri salito fino a oltre 2.600 pazienti al giorno. Streeting ha quindi colto la palla al balzo per rilanciare la polemica contro la vertenza salariale dei resident doctors – medici neo-specializzati denominati fino a qualche tempo fa junior doctors e tradizionalmente sottopagati in seno all’Nhs – tornati in sciopero malgrado gli accordi dei mesi scorsi sugli incrementi concessi in generale a varie categorie dei servizi pubblici e della sanità dall’attuale governo laburista. Una loro nuova tornata di proteste – la 14esima in tre anni – è stata proclamata subito prima di Natale, con altri 5 giorni di astensione dal lavoro a partire dal 17 dicembre: e secondo il ministro rischia di essere “la goccia destinata a far traboccare il vaso” di una “situazione precaria” negli ospedali. Chris Streather, Medical Director di Nhs in London e principale autorità medica della capitale britannica, ha tuttavia ridimensionato la portata dell’sos legato ai casi d’influenza. Assicurando che l’ondata di infezioni resta per ora “ben entro i limiti” della capacità di risposta degli ospedali e che il sistema è oggi “meglio preparato” dopo l’esperienza della pandemia.

Il nuovo ceppo di virus influenzale che ha colpito l’emisfero Sud

Nell’emisfero Sud la stagione influenzale quest’anno ha avuto una durata più lunga di almeno un mese rispetto al solito. La causa è con ogni probabilità un nuovo ceppo di virus influenzale A/H3N2 (detto K) emerso nei mesi scorsi. È il dato che emerge da un’analisi pubblicata su Eurosurveillance, rivista dell’European Centre for Disease Prevention and Control. “Le stagioni influenzali variano un po’ ogni anno nella loro insorgenza, intensità, gravità e durata”, si legge nello studio coordinato da ricercatori del Doherty Institute, di Melbourne. “Molti fattori contribuiscono a questa variabilità: temperatura, precipitazioni, umidità, sottotipi di virus circolanti, immunità della popolazione, anche i viaggi nazionali e internazionali”. Quest’anno l’elemento nuovo è stato l’emergere nel corso della stagione di un nuovo ceppo di virus A/H3N2. Non è una novità: qualcosa del genere è per esempio successa nel 2019, quando una nuova versione del virus H3N2 ha costretto a ritardare la scelta del ceppo da inserire nel vaccino influenzale, ricordano i ricercatori. La comparsa del nuovo virus, questa volta, ha comportato un aumento dei casi e l’allungamento di almeno un mese della stagione che si è protratta fino a novembre inoltrato e di cui ancora si registrano gli strascichi. Cambiato anche il profilo degli ammalati, con l’età media che si è abbassata di circa 5 anni. Non sono stati invece rilevati cambiamenti nella gravità dell’infezione né un calo di efficacia dei farmaci antivirali. È probabile, invece, una lieve riduzione della protezione conferita dal vaccino, spiegano i ricercatori. “Data la velocità e le dimensioni dei focolai di virus K in Australia e Nuova Zelanda e la rapida diffusione globale, è probabile che si espanderanno ulteriormente durante la stagione invernale nell’emisfero Nord”, conclude il team che invita i paesi a “essere preparati per il possibile aumento di pressione sui loro sistemi sanitari”.

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