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Home » Corsie deserte: ogni giorno 10 medici in fuga prima della pensione e 5 vanno all’estero
Salute

Corsie deserte: ogni giorno 10 medici in fuga prima della pensione e 5 vanno all’estero

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 18, 20264 min di lettura
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Corsie deserte: ogni giorno 10 medici in fuga  prima della pensione e 5 vanno all’estero

Ogni giorno dieci medici abbandonano la sanità pubblica prima dell’età pensionabile, cinque scelgono di trasferirsi all’estero; sette subiscono aggressioni e violenze sia fisiche che verbali e altri 7 vengono denunciati, con la conseguenza che il 68% dei medici e dirigenti sanitari che lavorano negli ospedali vive una condizione di burnout, cioè di esaurimento fisico e psicologico. I dati snocciolati da Pierino Di Silverio, presidente uscente del sindacato Anaao Assomed – il principale dei medici ospedalieri – nella sua relazione al 26mo Congresso nazionale in corso a Roma, descrivono un malessere che dalle corsie di ospedale si trasmette all’esperienza quotidiana dei cittadini.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le priorità

«Il coraggio di dire la verità è il primo dovere di chi ha l’onore di rappresentare gli altri», ha avvisato Di Silverio ricordando il focus di tutto il congresso, di mettere centro del dibattito il futuro del Ssn e il ruolo dei professionisti chiamati ogni giorno a garantirne il funzionamento, a fronte di «anni di sottofinanziamento, carenza di personale, aumento della domanda di assistenza e crescente complessità organizzativa». La crisi della sanità pubblica secondo l’Anaao Assomed non rappresenta un destino inevitabile, ma il risultato di precise scelte politiche e amministrative che possono e devono essere corrette. In ballo c’è la sostenibilità del Ssn: «Rappresenta una delle più importanti conquiste civili del Paese e il suo futuro dipenderà dalle decisioni che verranno assunte oggi – ha avvisato Di Silverio -. Siamo disponibili a contribuire a questo percorso di cambiamento, ribadendo che la salvaguardia della sanità pubblica passa inevitabilmente attraverso il riconoscimento, il rispetto e la valorizzazione di chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento».

Tre riforme da affrontare

Tre le riforme strutturali lanciate nella proposta del sindacato: superamento del modello di aziendalizzazione nato con il Decreto legislativo 502 del 1992; ridefinizione del rapporto tra Ssn e Università; revisione dell’assetto organizzativo ospedale/territorio delineato dai decreti 70 e 77. Su quest’ultimo fronte il sindacato, che ha aperto agli “ospedalieri nelle case di comunità”, chiede però di lavorare “panzia a terra” su investimenti strutturali sul personale; l’integrazione reale tra ospedale e territorio; lo sviluppo della telemedicina; il rafforzamento della medicina di prossimità; la continuità assistenziale ospedale-territorio; rilancio dell’assistenza domiciliare; reale integrazione tra servizi sanitari e sociali.

Contratti da «ristrutturare»

Tra le priorità indicate figura il rinnovo della stagione contrattuale. L’Anaao Assomed chiede una revisione strutturale dell’attuale impianto contrattuale, con una valorizzazione economica coerente con il livello di responsabilità richiesto alla dirigenza medica e sanitaria, percorsi di carriera fondati sul merito, limiti chiari ai carichi di lavoro e misure efficaci contro ogni forma di precarizzazione. Il riconoscimento economico dei professionisti, è stato sottolineato, non rappresenta una rivendicazione corporativa ma una condizione essenziale per garantire la qualità e la continuità dell’assistenza. Parole a cui ha risposto il ministro della Pa Paolo Zangrillo, nel suo videointervento: «Abbiamo chiuso in tempi record la tornata 2019-2021 che avevamo ereditato dai governi precedenti e grazie a uno stanziamento di 20 mld per i trienni 2022-2024 e 2025-2027 siamo avviati in un percorso virtuoso. Il vostro settore è uno dei più delicati e abbiamo dato molta attenzione alla sanità. Il contratto prevede una serie di novità che offrono condizioni di miglioramento per il personale come l’introduzione del patrocinio legale, l’assistenza psicologica e la possibilità per l’azienda di costituirsi parte civile in caso di aggressioni. Quindi non c’è solo la parte salariale ma anche quella normativa ha avuto un ruolo importante. E non è tutto perché abbiamo avviato la tornata 2025-2027 anche nel comparto di riferimento della sanità, e siamo fiduciosi di poter arrivare in tempi brevi anche nel comparto di vostro riferimento. Sarebbe un risultato straordinario perché riusciremmo a garantire alle nostre persone di svolgere nelle condizioni adeguate e con la motivazione giusta il proprio lavoro».

Autonomia e meno burocrazia

Di Silverio ha dedicato nella sua relazione una particolare attenzione al tema dell’autonomia professionale, ribadendo “la necessità di difendere il ruolo del medico come professionista capace di integrare conoscenze scientifiche, esperienza clinica e relazione di cura nelle proprie decisioni”.

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