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Home » Il tumore del seno cresce nelle under 40: perché servono cure su misura a ogni età
Salute

Il tumore del seno cresce nelle under 40: perché servono cure su misura a ogni età

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 4, 20264 min di lettura
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Il tumore del seno cresce nelle under 40: perché servono cure su misura a ogni età

Le cifre non mentono mai. E dicono che in Italia aumentano le donne che sviluppano tumore al seno già in età giovanile, e comunque ben prima della menopausa. Ogni anno sono oltre 3.000 le under 40 che si ammalano e tra il 2008 e il 2016 l’incremento del tasso d’incidenza, fra queste pazienti, è stato dell’1,6% l’anno. Per loro, come del resto per tutte le pazienti, c’è sempre più bisogno di trattamenti mirati con obiettivi che rispettino le esigenze diverse della donna in età fertile. Un esempio per tutti: occorre identificare strategie di cura in grado di proteggere le ovaie dalle tossicità della chemioterapia e consentire la maternità dopo il cancro. Infatti, queste donne per colpa della malattia hanno, rispetto al resto della popolazione, una probabilità inferiore del 35% di diventare madri. Proprio le strategie di preservazione della fertilità sono uno dei temi al centro del convengo che celebra i 25 anni di attività del GIM-Gruppo Italiano Mammella, consorzio che dal 2001 coordina nel nostro Paese la ricerca indipendente sul cancro del seno. L’evento è in corso a Genova.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Non solo cura del tumore

«La crescita delle neoplasie mammarie “giovanili” è un dato accertato e che ha determinato profonde modifiche alla pratica clinica – rileva Lucia Del Mastro, Responsabile scientifico dell’evento, Ordinario e Direttrice della Clinica di Oncologia Medica dell’Irccs San Martino, Università di Genova -. Sono donne che presentano esigenze diverse rispetto a quelle con età maggiore. Per questo la ricerca deve essere sempre più su “misura” delle giovani adulte». Il GIM, in questo senso, ha prodotto studi che hanno condotto a risposte scientificamente importanti partendo dalla pratica clinica. spesso anticipando bisogni che sarebbero diventati centrali molti anni dopo. Gli esperti, in questi anni, hanno disegnano anche percorsi che hanno aiutato a capire come curare meglio, quali componenti della terapia possano essere evitate senza perdere efficacia, per quanto tempo sia utile proseguire un trattamento e come ridurne le conseguenze sulla vita futura. Un esempio? «Lo studio Promise-GIM6, ha dimostrato che mettere temporaneamente a riposo le ovaie durante la chemioterapia riduce il rischio di menopausa precoce e aumenta la probabilità di recupero della funzione ovarica – fa sapere l’esperta -. È un esempio concreto di ricerca che non guarda soltanto alla guarigione, ma alla vita dopo il tumore».

Il cambio di marcia

L’impegno di GIM ha portato, grazie agli studi condotti in Italia, a importanti progressi sul fronte delle terapie. La ricerca GIM2 ha dimostrato la maggiore efficacia della chemioterapia dose-dense, somministrata a intervalli più ravvicinati, rispetto alla schedula standard nelle pazienti con carcinoma mammario iniziale ad alto rischio. Lo stesso studio ha mostrato che l’aggiunta del 5-fluorouracile può essere omessa senza compromettere l’efficacia, evitando una componente non necessaria del trattamento. Lo studio GIM4 ha invece contribuito a definire il beneficio del prolungamento della terapia endocrina adiuvante oltre i cinque anni in donne in post-menopausa selezionate, migliorando la sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza globale. «Nell’ultimo quarto di secolo il trattamento del carcinoma mammario è cambiato radicalmente – sostiene Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Udine e direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del CRO di Aviano -. Diagnosi sempre più precise dal punto di vista della caratterizzazione biologica consentono oggi di personalizzare le terapie e, in molti casi, di ridurre il ricorso alla chemioterapia; immunoterapia, farmaci a bersaglio molecolare e nuove terapie endocrine hanno ampliato le possibilità di cura. In questo progresso, gruppi cooperativi come il GIM hanno una funzione essenziale: permettono di realizzare studi indipendenti su quesiti clinici che incidono direttamente sulle scelte quotidiane».

Un registro per i tumori avanzati

Negli ultimi anni l’attività del GIM si è estesa anche al carcinoma mammario metastatico. Si è realizzato il più ampio Registro italiano dedicato alla malattia avanzata, con oltre 5.000 casi inseriti: un patrimonio di dati che consente di studiare l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti nella popolazione reale, al di fuori dei criteri selettivi dei trial registrativi. «Le terapie innovative hanno migliorato in modo significativo la prognosi e, per molte pazienti, consentono di controllare a lungo la malattia metastatica – aggiunge Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia Mammaria e Toraco-polmonare dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli -. Il registro GIM ci permette di capire come queste cure funzionino nella pratica clinica, in popolazioni più ampie e diversificate. È una conoscenza indispensabile per trasferire l’innovazione nella vita reale e migliorare le decisioni terapeutiche».

«Il GIM è una delle eccellenze della ricerca clinica indipendente italiana – conclude Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom/Associazione italiana Oncologia medica -. I suoi studi hanno contribuito a cambiare la pratica clinica e le linee guida sul carcinoma mammario, dimostrando il valore di una rete nazionale capace di condividere competenze, dati e responsabilità».

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