Dispositivi anti droni e, se sarà possibile, il potente sistema di difesa terra-aria Samp/T per il Kuwait o gli Emirati Arabi. L’Italia si prepara a fare la propria parte in supporto ai territori del Medio Oriente diventati bersaglio dei missili iraniani. «Tutti i Paesi del Golfo ci hanno chiesto aiuto in questo momento», spiega il ministro della Difesa Guido Crosetto, annunciando un pacchetto che potrebbe arrivare con «un decreto legge o nel modo più veloce possibile». Al momento negli ambienti di governo si parla di «assetti» e l’intenzione è di muoversi in coordinamento con i Paesi Ue per questo tipo di sostegno.
Le ipotesi sui tempi
Ma non c’è certezza sui tempi. La prima data utile in agenda potrebbe essere il Cdm di venerdì prossimo, 6 marzo, ma per il momento questa ipotesi resta lontana se non esclusa. In ogni caso le modalità dovrebbero essere le stesse che hanno portato in tempi rapidi al pacchetto di aiuti per l’Ucraina poco dopo l’invasione russa, quattro anni fa: la delibera di uno “stato di emergenza per intervento all’estero in conseguenza del grave contesto emergenziale in atto nei territori del Golfo” porrebbe quindi le basi per l’avvio del provvedimento, che dovrebbe poi superare l’esame del parlamento.
È anche il vicepremier Matteo Salvini ad annunciare che «il presidente del Consiglio Giorgia Meloni andrà in Parlamento» per affrontare la questione della crisi in Medioriente. Ma è proprio dalla Lega che arrivano i primi avvertimenti: «Ci sono accordi internazionali da rispettare, come la Nato. Dall’altra parte penso che il nostro aiuto dovrebbe essere orientato verso il supporto che abbiamo dato all’Ucraina, cioè di tipo logistico e senza mandare soldati».
Il nodo dell’utilizzo delle basi italiane per azioni offensive contro l’Iran
L’altro tema delicato è l’eventuale concessione di basi italiane su richiesta americana per azioni offensive nei confronti dell’Iran. Questo aspetto diventa ancora più critico alla luce delle recenti minacce di Teheran, secondo cui «azioni difensive da Paesi europei sarebbero considerate un atto di guerra». Su questo, Crosetto prende tempo: l’utilizzo delle nostre basi da parte degli Usa «è una decisione del governo. Quando ce lo chiederanno, risponderemo».
L’Italia ha ricevuto richieste di sistemi di difesa aerea e anti-drone dai paesi del Golfo
Intanto si sta già ragionando sulle forniture. Tra i primi a chiedere supporto all’Italia sono stati gli Emirati Arabi Uniti e nelle ultime ore anche il Kuwait. Roma ha a disposizione i radar e una serie di strumenti di intelligence elettronica attraverso la rete satellitare. Potrebbero risultare utili anche assetti navali e aerei spia. Il tutto considerando che le capacità italiane sono già fortemente impegnate rispetto alle esigenze europee sul fianco Est, per il sostegno assicurato all’Ucraina. Il mezzo di difesa più potente – che farebbe la differenza sul peso della bilancia dei nostri aiuti – è sicuramente il Samp/T: il sistema terra-aria che intercetta e poi neutralizza con i missili le minacce provenienti dal cielo, già fornito in due esemplari a Kiev (uno però è stato distrutto dalle truppe di Mosca), è assemblato in collaborazione con la Francia e la produzione dei suoi componenti richiede tempi lunghi. L’Italia dovrebbe averne attualmente a disposizione altri quattro: uno è in Estonia e resterebbe a in Europa orientale per garantire la sicurezza dell’area, altri due sono a Sabaudia a difesa del nostro Paese e un terzo è a Mantova.







