A poche ore di distanza dall’ennesimo attacco di Donald Trump contro Giorgia Meloni, il messaggio che viene proposto dalla maggioranza è chiaro: una cosa sono i rapporti, allo stato attuale non facili, tra il presidente Usa e la premier, un’altra le relazioni tra i due paesi, tradizionalmente all’insegna della collaborazione politica e dell’integrazione economica e commerciale.
«Il legame nostro con gli Stati Uniti non dipende dai governi, dai presidenti del Consiglio, è profondo e solidissimo. L’atteggiamento di Trump di questi giorni non l’ho capito anche perché mi sembrava da ciò che avevo visto in televisione che non ci fosse alcun problema nei rapporti con l’Italia», ha confidato il ministro della Difesa Guido Crosetto nel corso della trasmissione “Caffè della domenica” su Radio 24. «I rapporti che ho con gli Stati Uniti, anche in queste ore, sono sempre assolutamente normali e non sono cambiati, non sono mutati, compreso quelli con l’ambasciatore americano in Italia con cui i rapporti sono ottimi e penso sia anche lui in grande difficoltà in questi giorni», ha aggiunto.
L’ultimo attacco di Trump si è focalizzato sul nodo difesa. I “cahiers de doléances” di Washington nei confronti di Roma sul piano militare sono ben definiti e hanno avuto un ruolo nelle ultime invettive del presidente Usa contro Meloni. In sintesi, sono i paletti sull’uso delle basi americane in Italia, le spese per la Difesa ancora a livello ritenuto non adeguato, la mancata partecipazione al Purl, il programma che prevede l’acquisto di armi Usa destinate all’Ucraina da parte dei Paesi europei.
In occasione del colloquio con Hegseth indicazioni diverse
Al ministero della Difesa – come nel resto del governo – c’è tuttavia sorpresa per i toni del presidente-tycoon. Anche perchè quelli usati solo lunedì 15 giugno dal segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, nel corso dell’incontro al Pentagono con il ministro Guido Crosetto, erano stati del tutto diversi. Un faccia a faccia che sembrava aver rasserenato il clima tra i due Paesi. Da Hegseth erano arrivati elogi all’Italia che ospita attualmente circa 30.000 americani tra militari, personale civile e i loro familiari. «Siamo particolarmente grati per il sostegno costante che il vostro governo e il popolo italiano dimostrano», sono state le parole del segretario, che aveva anche sottolineato «il crescente ruolo di leadership dell’Italia nella difesa europea è dovuto in gran parte all’impegno del primo ministro» Meloni.
Il nodo basi e il precedente di Sigonella
Pochi giorni dopo, tutto spazzato via dall’accetta di Trump. Che ha attaccato in particolare sull’uso delle basi non concesse durante la guerra all’Iran. Il riferimento è a quanto emerso a fine marzo, con la mancata autorizzazione all’atterraggio a Sigonella di un bombardiere americano che successivamente si sarebbe diretto verso l’Iran. La materia è regolata da trattati che i due Paesi sono impegnati a rispettare, è la posizione dell’Italia. Trattandosi di un volo non logistico, ma di un velivolo da combattimento che raggiungeva un teatro di guerra, concedere l’atterraggio sul suolo italiano avrebbe significato contribuire attivamente al conflitto in Iran. Da qui il veto, che evidentemente non è stato ancora digerito da Trump. Così come l’impegno finanziario che Roma dedica alla Difesa.









