Bruxelles ricorda che “il riconoscimento facciale negli spazi accessibili al pubblico è una pratica vietata dalla legge sull’AI (AI Act)”. È netto un portavoce della Commissione europea nel briefing quotidiano con la stampa a proposito dello schema di decreto legislativo del governo italiano che amplia l’uso del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia con l’impiego dell’AI. “Non vogliamo – spiega – che con l’intelligenza artificiale ci sia un controllo pubblico sui luoghi in cui viaggiamo quotidianamente, in spazi accessibili al pubblico. Quindi, questo è un chiaro divieto”.
Le linee guida precisano inoltre che non rientra nel divieto la verifica biometrica – ad esempio lo sblocco di uno smartphone o l’accesso a un edificio mediante riconoscimento del volto – poiché presuppone la partecipazione attiva dell’interessato. Allo stesso modo, il riconoscimento facciale effettuato a posteriori su immagini o filmati già acquisiti non è vietato dall’AI Act, ma è classificato come sistema di AI ad alto rischio e, come tale, è soggetto a specifici obblighi e garanzie. È infine espressamente vietato utilizzare sistemi di AI per creare o ampliare banche dati di riconoscimento facciale attraverso la raccolta indiscriminata (‘scraping’) di immagini reperite su internet o tramite telecamere a circuito chiuso. Le linee guida riportano anche alcuni esempi pratici. È vietato, ad esempio, utilizzare il riconoscimento facciale “dal vivo” durante una partita di calcio per identificare in modo generalizzato le persone presenti in una lista di controllo, poiché la ricerca non è sufficientemente mirata.
Sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’Ai Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorita giudiziaria”. Lo assicurano fonti di Palazzo Chigi, rinvendicando che “l’Italia si pone all’avanguardia nella governance dell’intelligenza artificiale. Siamo stati i primi in Europa ad adottare una normativa di sistema e a darne rapida attuazione.
Le opposizioni all’attacco sullo schema di decreto legislativo relativo all’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale e dell’intelligenza artificiale in ambito di sicurezza. In occasione di un flash mob davanti a Palazzo Chigi con tutti i gruppi di opposizione, la deputata del Pd Debora Serracchiani e il segretario di Più Europa Riccardo Magi hanno chiesto all’esecutivo di modificare il provvedimento, rafforzando le garanzie a tutela dei diritti fondamentali e adeguandolo pienamente alla normativa europea. Secondo Serracchiani, il governo ha affrontato una materia “così delicata” con uno strumento inadeguato, impedendo un confronto parlamentare approfondito. “Siamo favorevoli all’utilizzo di strumenti innovativi a disposizione della magistratura e delle forze dell’ordine – ha spiegato – ma in questo caso si è andati oltre, prevedendo un uso invasivo per finalità ulteriori”. L’esponente dem ha quindi ricordato come il Parlamento abbia già evidenziato le criticità del testo, chiedendo al Consiglio dei ministri un “ravvedimento”. “Questi strumenti sono importanti – ha aggiunto – ma devono essere utilizzati nel rispetto delle norme europee, della Costituzione e delle nostre leggi”.












