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Home » Cuore, dai ritardi nelle cure al gap di medici ecco la cassetta degli attrezzi anti crisi
Salute

Cuore, dai ritardi nelle cure al gap di medici ecco la cassetta degli attrezzi anti crisi

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 17, 20263 min di lettura
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Cuore, dai ritardi nelle cure al gap di medici  ecco la cassetta degli attrezzi anti crisi

Ritardi nei trattamenti d’urgenza per la carenza improvvisa di personale, ospedali periferici isolati per la mancanza di sistemi di telemedicina e pazienti fragili che interrompono i controlli salvavita perché i canali tra reparto e territorio si bloccano. Sono queste le criticità assistenziali concrete che rischiano di paralizzare l’assistenza cardiologica in situazioni di crisi, come durante una pandemia o in guerra, individuate grazie al tool Resil-Card sviluppato nell’ambito dell’omonimo progetto europeo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il progetto

Nato all’interno del programma EU4Health e in stretta coerenza con la Joint Action Jacardi dedicata alle malattie cardiovascolari e al diabete, il progetto Resil-Card punta a rispondere in modo sistemico alle grandi lezioni ereditate dalla pandemia da Covid-19, con l’obiettivo di supportare le organizzazioni che erogano cure cardiovascolari nel rafforzare la propria preparazione, migliorare il coordinamento dei servizi e proteggere gli esiti di salute dei pazienti nei momenti di crisi. Il progetto, che vede la Società italiana di Cardiologia interventistica (Gise) come partner scientifico per l’Italia, è stato al centro del tavolo di lavoro dedicato al welfare nell’ambito dell’evento Gap to Care, un’iniziativa all’interno della quale Resil-Card – coordinato da Gise stesso nel consorzio guidato da We Care – rappresenta uno degli strumenti strategici per rafforzare la resilienza dell’assistenza cardiovascolare a livello nazionale.

La lezione del Covid

«L’esperienza passata ha dimostrato come la mancanza di una preparazione strutturata alle emergenze prolungate – siano esse sanitarie, ambientali o geopolitiche – possa determinare una drastica contrazione degli accessi ospedalieri, ritardi diagnostici letali e una crescita della mortalità evitabile – afferma Alfredo Marchese, direttore dell’Unità di Cardiologia interventistica dell’Ospedale Santa Maria di Bari e presidente Gise -. Nei momenti di crisi globale, come durante la pandemia da Covid-19, i centri di interventistica subiscono una contrazione drammatica delle attività, stimata tra il 35% e il 70% a livello globale. I dati della letteratura scientifica internazionale scattano una fotografia impressionante: durante la prima ondata della pandemia si è registrato un crollo del 75% degli interventi complessivi, mentre la mortalità post-operatoria è tristemente raddoppiata o triplicata, balzando dall’1,7% al 5,7%».

In questo scenario, Gise «riveste un ruolo strategico fondamentale attraverso la propria rete nazionale di Cardiologia interventistica, promuovendo l’adozione del tool Resil-Card nei centri italiani e guidando la transizione verso modelli organizzativi più flessibili e resilienti. Lo strumento agisce come una radiografia del percorso clinico, mappando le risorse, i flussi di dati e gli stakeholder per evidenziare i punti deboli della struttura e generare piani di miglioramento continui», avvisa ancora Marchese.

La strategia

La strategia d’azione promossa da Gise si sviluppa su tre macro-aree fondamentali che mirano a trasformare radicalmente l’approccio alla gestione delle cure cardiovascolari. «Il primo asse riguarda la formazione e l’organizzazione, con l’attivazione di programmi educazionali nazionali e la creazione di “Resilience Team” multidisciplinari all’interno degli ospedali di tutte le macro-aree del Paese – spiega Marchese -. Il secondo pilastro affronta gli aspetti culturali e l’integrazione clinica, spingendo per una forte digitalizzazione e per l’uso della telemedicina in piena coerenza con gli investimenti previsti dal Pnrr, saldando così la storica frattura tra l’assistenza acuta ospedaliera e i servizi territoriali. Enfatizzando l’efficienza, il terzo ambito d’intervento si concentra sulla sostenibilità economica e sull’equità di accesso attraverso una visione value-based, capace di ottimizzare l’uso delle risorse, azzerare i costi superflui e garantire la stessa qualità di cura sia nelle grandi aree metropolitane sia nelle zone più periferiche e svantaggiate».

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