In vista del referendum, il Viminale ha predisposto un sistema su doppio binario per rafforzare la sicurezza cyber e ridurre la vulnerabilità della trasmissione dei dati. Il punto più delicato, per il ministero dell’Interno, non riguarda il dato sostanziale del voto ma la comunicazione immediata delle informazioni dalle sedi periferiche al centro, un flusso che passa anche attraverso reti digitali e che, proprio per questo, richiede una protezione rafforzata.
L’obiettivo della strategia del Viminale è evitare, soprattutto nelle fasi immediatamente successive all’apertura delle urne, compromissioni o alterazioni capaci di creare confusione e di incidere sul dibattito pubblico. Il doppio binario serve a rendere il sistema meno attaccabile e a rafforzare la tenuta dei canali informatici che accompagnano la raccolta e la trasmissione dei dati.
Trasmissione dati e risultati: cosa cambia
Il Viminale distingue in modo netto tra trasmissione digitale delle informazioni e proclamazione dei risultati. I sistemi informatici vengono rafforzati per proteggere la comunicazione dei dati, ma la proclamazione finale continuerà ad avvenire con modalità tradizionali, ritenute non alterabili sotto il profilo sostanziale.
Questa scelta punta a blindare il referendum su due livelli: da una parte la protezione cyber dei flussi informativi, dall’altra la conferma del sistema tradizionale per la validazione del risultato. Sul voto elettronico, il ministero dell’Interno ricorda che alcune sperimentazioni sono già state effettuate, ma che i tempi non sono ancora maturi per superare l’attuale modello.
Disinformazione e deepfake: l’allarme dei servizi segreti
Il tema della sicurezza cyber-referendum si inserisce però in un quadro più ampio. Secondo i servizi segreti, tra le minacce più rilevanti stanno crescendo le campagne di disinformazione e la diffusione di deepfake, strumenti usati nell’ambito della minaccia ibrida per colpire un Paese sotto la soglia del conflitto armato convenzionale.







