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Da Pitti Uomo di Firenze una spinta per la ripresa

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 16, 20263 min di lettura
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Da Pitti Uomo di Firenze una spinta per la ripresa

La notizia dell’accordo di pace tra Usa e Iran, che sarà firmato venerdì prossimo in Svizzera, porta una ventata di speranza (anche) nel settore moda, che da oggi è riunito a Firenze per l’edizione numero 110 di Pitti Uomo, la più importante rassegna al mondo di fashion maschile. A presentare le collezioni primavera-estate 2027 sono 740 marchi, per il 45% in arrivo dall’estero. Attesi compratori da tutto il mondo, con l’incognita di quelli orientali visto che Cina e Corea del sud sono stati i mercati più deludenti nel 2025 per l’industria italiana della moda maschile: -13,1% l’export verso la Cina (che è il quarto Paese di sbocco dopo Francia, Usa e Germania) e -18,7% le vendite in Corea del sud (12esimo mercato di sbocco).

I dati definitivi del settore uomo (fonte Confindustria Moda) indicano un fatturato 2025 a 11,1 miliardi di euro (-2,2%); export a 8,7 miliardi (-1,7%); import a 5,4 miliardi (+1,8%); saldo commerciale in contrazione a 3,2 miliardi di euro. Negativo anche il mercato italiano: gli acquisti di moda uomo delle famiglie segnano -2,3% in valore. Si tratta del secondo anno di debolezza del settore, anche se meno intensa del 2024. L’unico prodotto in crescita resta l’abbigliamento in pelle (+4,9%) mentre la flessione più marcata è quella delle camicie (-4,5%), sempre più spesso sostituite dalle tshirt. Come sempre, Confindustria Moda prova a stimare anche la produzione fatta in Italia (al netto della commercializzazione di prodotti importati) che si ferma a 4,6 miliardi, il 42% del fatturato totale.

Il 2026 si è aperto senza inversione di tendenza: nel periodo gennaio-febbraio l’export di moda maschile (dati Istat) è arretrato del 2,9%, e anche l’import è sceso dell’8,3%. Il dato più sorprendente è il +17,2% segnato dalle vendite negli Emirati Arabi (pesano il 2,9% del totale), dato che si spiega col fatto che la guerra nel Golfo è cominciata alla fine di febbraio. I venti di pace che spirano da domenica scorsa potrebbero riaccendere l’export in quell’area. Tutti gli altri Paesi nel primo bimestre hanno il segno “meno” eccetto Spagna (+2,1%), Hong Kong (+6,8%) e Polonia (+7,1%). Ha dato qualche segnale di risveglio il mercato italiano – che per la moda uomo vale il 22-23% – col sell-out di moda maschile che nel periodo gennaio-febbraio è cresciuto del +3,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 (dati Sita Ricerche per Confindustria Moda), trainato dalle cravatte (+20,8%), dall’abbigliamento in pelle (+5,7%) e dalla maglieria (+5,4%). Per il primo semestre «prevale un orientamento moderatamente positivo»: il 42% delle imprese intervistate prevede un miglioramento del fatturato rispetto allo stesso periodo 2025; il 33% si attende una contrazione; il restante 25% prevede sostanziale stabilità. Guardando all’intero 2026, la ripresa appare rimandata. Solo il 17% stima una crescita, mentre il 58% prevede un fatturato stabile e il 25% si attende una flessione. Come sempre, Pitti Uomo permetterà di capire meglio l’andamento del mercato e le aspettative degli operatori.

La società Pitti Immagine ha organizzato un’edizione ricca di eventi, presentazioni e sfilate (Simone Rocha, Dsm Kei Ninomiya, JiyongKim, Sunflower) e di collaborazioni internazionali con agenzie e associazioni coreane, giapponesi, cinesi, francesi e spagnole che porteranno in fiera una selezione di stilisti dei loro Paesi. Pitti Uomo resta anche il palcoscenico privilegiato per i nuovi progetti e nuovi lanci come quello della fiorentina Roy Roger’s che ha realizzato una mini-linea di abbigliamento col marchio Australian, reinterpretando l’estetica del tennis.

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